Il fattore umano di Sully

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Sangue freddo, lucidità, coraggio, esperienza di vita e di volo sono parte del fattore umano nella vicenda adrenalinica del comandante Chesley Sullemberg: pilota del volo US Airways 1549 ammarato il 15 gennaio 2009 nel fiume Hudson, New York, con 155 persone a bordo.

Un terribile incidente aereo, un fatto di cronaca spettacolare nella sua drammaticità che porta gli spettatori dell’ultimo film di Clint Eastwood a riflettere su cosa significhi essere un eroe dei nostri giorni: nel bene e nel male. Se la vita ti porta a determinare il destino di molti in una manciata di secondi e fai la scelta giusta il mondo ti aspetta a braccia aperte ma con il coltello tra i denti.

Dopo l’ammaraggio il comandante Sully, Tom Hanks, come sempre prevedibilmente perfetto nei panni dell’eroe americano, è sotto assedio mediatico. Il mondo lo guarda ma lui è tormentato: ha fatto davvero la cosa giusta? È un eroe, un folle, un grande professionista, un uomo coraggioso, uno sconsiderato?

E’ lo spettatore a decidere, il vero giudice della pellicola. Nel frattempo Clint Eastwood si porta a casa il merito di aver portato sul grande schermo la storia di un uomo che trasforma il destino avverso in lieto fine grazie al fattore umano: una variabile capace di trasformare una potenziale tragedia in un lieto fine.

Il Comandante Sully, con Clint Eastwood e Tom Hanks, raccontano una verità: tutti siamo persone comuni, potenziali eroi se davanti a un ostacolo facciamo una scelta coraggiosa e rischiosa, quella di agire con senso di responsabilità, passione, dedizione. Perché dopotutto il dovere più grande è scoprire cosa è davvero importante per vivere, come recita il titolo del libro autobiografico del comandate Chesley Sullemberg Highest Duty, my search of what really matters

Relazione madre-figlia sotto le ceneri del Sogno Americano

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Un padre, una madre e una figlia apparentemente “normali”. Una famiglia borghese americana degli anni Sessanta a cui la vita non farà sconti ma riserverà amare sorprese. È un nucleo familiare come tanti il soggetto principale al centro del film firmato da Ewan McGregor, noto attore scozzese e ora anche valido regista. È lui che nel 2016 ha portato sul grande schermo l’omonimo romanzo dello scrittore americano Philip Roth, che con American Pastoral ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa 1998.

Protagonisti di American Pastoral il signor Seymour Levov detto lo Svedese, la sua bella moglie Dawn, reginetta di bellezza ex Miss New Jersey interpretata da Jennifer Connely e la loro figlia, tanto desiderata, Merry, l’attrice Dakota Fanning.

Il loro magico mondo fatto di soldi, bellezza, amore, serenità dei primi anni di matrimonio è turbato solo da una forte balbuzie infantile della piccola Merry, seguita nella terapia riabilitativa dalla dottoressa Sheila Smith, interpretata dall’attrice Molly Parker.

Tutt’intorno alla loro villa in campagna del New Jersey, il mondo sta impazzendo. La guerra in Vietnam, la guerriglia per le strade della vicina New York e il vortice in cui viene risucchiata Merry, ormai un’adolescente inquieta che si trasforma in un’assassina dinamitarda in fuga.

Da qui il crollo dell’American Dream della famiglia Levov: un Sogno Americano fatto di lavoro, benessere, certezze, felicità, sicurezze di una vita agiata e perbene che esplode letteralmente in faccia ai suoi inconsapevoli protagonisti.

L’aspetto interessante e inquietante della storia raccontata nel film American Pastoral è l’apparente assenza di responsabilità personali dei genitori nei confronti della figlia. Cresciuta con amore e dedizione, forse solo apparente.

Restano sepolti sotto le ceneri di quell’esplosione nella tranquilla cittadina americana una madre e il suo rapporto irrisolto con se stessa e con la propria figlia. Dawn, la madre protagonista passa dal suo involucro sociale di Miss New Jersey, donna bella, volitiva e intelligente, a un ruolo convenzionale di mamma, moglie e allevatrice di vacche, questo il suo nuovo lavoro quotidiano.

Qui qualcosa non va. L’ipocrisia verso se stessi e la mancata aderenza al proprio essere e alle proprie aspirazioni creano una polvere da sparo emozionale silenziosa che attende una miccia per esplodere. Segnali silenziosi da cogliere, comprendere, guardare e sentire prima che la vita vada in pezzi.

Fratture che un percorso conoscitivo profondo verso la realtà interiore può sanare per cominciare a vivere appieno con la forza generata dal coraggio della verità, lontano dalle invasive ipocrisie sociali e personali, narrate magistralmente da American Pastoral di Philip Roth portato nelle sale da Ewan McGregor nel mese di ottobre 2016 in Italia.

American Pastoral, USA 2016, Regia Ewan McGregor


Trolls: paure e felicità a colori

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Felicità e altruismo, tristezza, paura e crudeltà. Sono i veri protagonisti di Trolls, film di animazione della DreamWorks nei cinema italiani da ottobre 2016. Dietro i colori fluo dei protagonisti, piccole creature felici e danzanti, si muovono molte emozioni e un forte ottimismo nell’affrontare la vita.

La gioia della comunità è però turbata dall’altra faccia dell’esistenza: la tristezza, il pessimismo sostenuto dalla crudeltà degli enormi Bergen, giganti convinti che per provare gioia e allegria si debbano mangiare i piccoli Trolls. E per farlo organizzano un grande evento, il Trollstizio, giornata in cui il principe dei Bergen, il giovane e brutto Gristle deve gustare, cucinato a puntino dalla terribile Chef, il suo primo gnomo: convinto così di poter capire anche lui cosa possa significare essere felice.

Le acrobazie dei piccoli Trolls che si danno alla fuga per non essere divorati, la furia dei Bergen e del loro re per essersi fatti scappare la fonte di gioia e spensieratezza, riempie i fotogrammi del lungometraggio d’animazione molto frizzante e bello da vedere e da ascoltare. Le rivisitazioni sonore delle hit musicali anni Settanta e Ottanta, la splendida voce di Elisa che doppia la protagonista Poppy nella versione italiana, l’atmosfera dance rendono la pellicola molto gradevole e spensierata anche a chi bambino non è più.

La tensione emotiva tuttavia non manca e arriva dritta come un pugno allo stomaco: quando Branch, l’unico Troll grigio, asociale, scontroso, triste, animato da mille paure racconta il vero motivo della sua infelicità! Ha capito troppo presto che la vita è sofferenza, tragedia, mancanza. Orfano fin da piccolo, cresciuto da una nonna dolce e amorevole che viene divorata da un Bergen attirato dal suo canto di gioia di bambino. Da quel momento Branch cambia letteralmente colore: la perdita dell’affetto primario lo catapulta nel baratro della paura, del pessimismo, della depressione. Si ritira dal mondo e si barrica nella sua casa bunker, lontano da tutti e da tutto: dai pericoli ma anche dalla felicità che sembra perduta per sempre.

Lo salverà solo l’amore per Poppy che con il suo esagerato ottimismo lo porterà fuori dal tunnel della solitudine e, dopo mille peripezie, gli restituirà la gioia di vivere, di amare e di stare assieme agli altri.

I Bergen? Anche loro avranno un percorso evolutivo importante. Il goffo principe Gristle, diventato re, scopre di poter essere felice senza divorare Troll. L’amore entra nella sua vita grazie a una buffa Cenerentola, Brigida, che da sguattera di corte diventerà regina, prima di tutto del suo cuore.

La compassione e il mutuo sostegno, l’aiuto degli altri, il coraggio di vivere e di affrontare le paure più nascoste e radicate nella profondità del nostro essere sono le bacchette magiche che ci prestano i Trolls. Preziosi strumenti da affilare giorno dopo giorno per non perdere la speranza e per ritrovare, seppure con fatica e paura, il colore della vita dentro la quotidianità, insieme agli altri.

Trolls, DreamWorks Animation, USA 2016
 

 

Signori vi presento Tristezza!

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Felicità ad ogni costo! Questo è il mantra dell’attuale società che, intrisa di edonismo e materialismo, impone la perfezione a tutti i costi, anche nei sentimenti. Una società, la nostra, in cui bisogna difendere il diritto alla tristezza considerato appannaggio dei vinti e dei reietti.

Qualche giorno fa ho visto il film d’animazione “Inside out”, una sana pigrizia mi ha portato a scegliere la sala cinematografica di quartiere, quella più vicina alla mia abitazione, non volevo misurarmi con la giungla cittadina caotica e rumorosa. Visto l’orario di programmazione, unico spettacolo alle cinque del pomeriggio,  mi è balenato il sospetto che il film in questione fosse destinato al solo pubblico dei piccoli.

L’idea, ahimè, è stata supportata dalla domanda, accompagnata da tenerezza e stupore per le tre signore in vena di cartoons, postaci alla biglietteria: “Sapete vero cosa proiettiamo?” In effetti la sala era gremita di bambini di un’età compresa tra i tre ed i dieci anni, molti, in verità, hanno abbandonato prima che il film terminasse!

La trama piuttosto complessa e fantasiosa, ma realistica, propone la crescita ed i suoi processi, le paure, le sicurezze, il valore della famiglia come luogo dell’affetto e della condivisione e l’importanza di un bilanciamento tra tutte le emozioni piacevoli, quali la gioia e la felicità, e le spiacevoli come la tristezza ed il disgusto. Presenta le fasi di crisi con il passaggio alla maturità, racconta la scomparsa di certe emozioni sostituite inevitabilmente da altre più complesse e articolate. Parla di inconscio, di isole della personalità, di ricordi che scompaiono e deja vù. Insomma, Inside Out, in ultima analisi, parla agli adulti presentando il processo cognitivo dei piccoli.

La piccola Riley è felice finchè la famiglia non si trova davanti ad alcune importanti difficoltà, che cancellano la visione edulcorata della vita cedendo il posto alla Triste realtà, il mondo fiabesco del tutto bello e della felicità ad ogni costo abbandona la protagonista e le dà la possibilità di crescere soprattutto attraverso l’esperienza della sofferenza e del dolore. In definitiva, solo vivendo ed accettando la visione che l’esistenza non è tutta fiori e rose ed abbandonando il falso mito di un’età infantile in cui tutto è gioioso, bello e fiabesco si arriva alla maturità.
Insomma, nel dolore si cresce e si diventa GRANDI!

Corso per genitori

Inizio Novembre 2016

Sostegno coppie di separati