Il sogno come surrogato della realtà ?

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Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un estrattore di sogni. L'estrazione consiste nell'entrare nel subconscio del soggetto quando questi sta dormendo, attraverso l'intrusione nei suoi sogni al fine di estrapolare informazioni segrete.

Una spia moderna, un ladro di professione che - grazie al suo metodo - non può che risultarci simpatico anche se, ovviamente, il suo è un lavoro illegale... Ma lo spettatore è ben poco interessato all'etica dei personaggi, perché  è grazie alla visione del regista (Christopher Nolan) non nuovo ad esperimenti cinematografici di questo tipo (Vedi Memento) l'attenzione si concentra sul “metodo” e non sulle motivazioni.

Si rende necessaria a questo punto fare una sintesi della trama di questo film così complesso per poter meglio rispondere alle domande che inevitabilmente il film ci pone.
 
Un potente uomo d'affari giapponese, Mr. Saito (Ken Watanabe) recluta la giovane spia (Leonardo Di Caprio) per effettuare un'estrazione che però fallisce perché nei sogni di Dom si infiltra Mal (Marion Cotillard) la sua defunta moglie che lo distrae durante l'operazione.
Mr. Saito gli offre un'altra opportunità, questa volta però il lavoro dovrà essere svolto da un team di professionisti, trattandosi di un'operazione più delicata e pericolosa; si dovrà innestare, attraverso il processo inverso (Inception, appunto) nella mente di Robert Fischer (Cillian Murhpy) l'idea di distruggere l'impero economico del padre quando questi morirà.
In cambio, Mr Saito promette a Dom di poter far ritorno negli Stati Uniti e rivedere i suoi figli. Ed infatti il nostro protagonista è stato costretto a fuggire dal paese per la pesante accusa di aver ucciso Mal, sua moglie. I reclutati sono Eames (Tom Hardy) falsario, che può assumere l'aspetto di chiunque lui voglia, Yusuf (Dileep Rao) anestesista.

 
Altro personaggio centrale del film risulta essere Arianna (Ellen Page, già apprezzata per la sua bellissima interpretazione di Juno nell'omonimo film, piccolo gioiello cinematografico) architetto, in grado di creare scenografie all'interno dei sogni, percorsi e vie di fuga dove possono muoversi tutti i componenti del team. Si tratta di sogno condiviso, un operazione pericolosa ma estremamente affascinante. Soggetti dormienti e sognanti sono anestetizzati per evitare risvegli durante le azioni che devono compiere all'interno del sogno, questo significa non solo che il risveglio è difficile ma anche che se qualcuno viene gravemente ferito oppure muore, resta nel limbo, una dimensione tra sogno e realtà dalla quale è quasi impossibile liberarsi.

Lo stesso Dom ha trascorso 50 anni nel limbo con la moglie Mal, la quale, col tempo non riuscirà più a capire la differenza tra sogno e realtà. A Mal verrà innestata dal marito l'idea del suicidio nel sogno per poter ritornare alla realtà. Ma ormai per la donna tutto è confuso, vive in un labirinto di cui non trova l'uscita, e pur rientrata nella realtà, ormai con la mente completamente inquinata dall'esperienza onirica, si toglierà la vita credendo di abitare ancora in un sogno.
Restare nel limbo è ciò che accadrà a Mr.Saito durante il viaggio onirico, mentre il team, impossibilitato a salvarlo, riuscirà, attraverso tutta una serie di percorsi ad innestare l'idea nella mente del giovane ereditiere Fischer.
L'operazione riesce, Mr. Saito, nonostante sia intrappolato riesce a mantenere la promessa fatta a Dom di rientrare negli Stati uniti e rivedere i suoi figli.
 
     La figura più interessante del film è, ovviamente Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) il quale, a differenza degli altri personaggi che, almeno apparentemente, non hanno scheletri negli armadi, dovrà combattere con i ricordi che si insinuano nei suoi sogni. Incontrerà Mal molte volte nei suoi sogni e la donna lo manipolerà attraverso la sua aggressività, ed il suo rancore per essere morta lo ostacolerà e gli renderà difficile il suo lavoro. Mal ovviamente è una proiezione del subconscio di Dom che deve superare i sensi di colpa che ha nei confronti dell'amatissima moglie.
Già qui possiamo introdurre un fattore importantissimo. Quando guardiamo un film d'azione o un thriller capita spesso di notare che la lotta contro il crimine (per esempio) condotta dal protagonista non è mai fine a se stessa. Ogni protagonista ha il suo “obiettivo “ ma scopriamo quasi sempre che esso si porta dentro ferite, sensi colpa, paure, e cerca in qualche modo di trovare, attraverso il raggiungimento dell'obiettivo, anche la soluzione ad un dolore che porta dentro di sé.

     Nel film “Vertigo”, (La donna che visse due volte) capolavoro di A. Hitchcock, il protagonista una volta risolto il caso della donna che non è riuscito a salvare dal suicidio per l'impossibilità di salire sul faro, a causa dei suoi gravi problemi di vertigine, riuscirà finalmente a affacciarsi dalla finestra del faro (ultima emblematica scena del film).Questo meccanismo, in sceneggiatura si chiama “SUPEROBIETTIVO”, ossia la risoluzione di un dramma personale attraverso l'obiettivo che il protagonista si è prefisso (es. catturare un serial killer).


Questa precisazione ci è utile per capire che il cinema e la psicologia sono intimamente legate. Da sempre, il cinema, quello importante, quello che ha fatto storia, è estremamente attento  alla psicologia, al bagaglio socio-culturale-affettivo dei personaggi e di conseguenza alle loro capacità cognitive.

Ritornando al film in questione Dom non dovrà solo rubare o innestare idee nelle persone, ma dovrà risolvere il rapporto con la moglie, dovrà quindi trovarsi faccia a faccia con il suo subconscio, operazione difficilissima e dolorosa anche in psicoterapia. Il regista oltre a voler raccontare una storia, sembra voler stuzzicare gli spettatori ponendogli, quasi in maniera subliminale, una serie di domande. Potremmo vivere costantemente in un sogno? Ci piacerebbe? Potremmo risolvere i nostri problemi? Riusciremmo davvero a seguire il filo di Arianna (scelta del nome assolutamente non casuale per il personaggio dell'architetto del film Ellen Page) per condurre Teseo fuori dal labirinto?

     In una scena del film Dom (Di Caprio) esegue un test per verificare le capacità della giovane architetto al fine di poter far parte del team. Le fa disegnare un labirinto, dopo due o tre versioni della ragazza, Dom si sente soddisfatto quando Arianna disegna un labirinto circolare. La circolarità ci fa pensare in qualche modo “all'inesorabilità” ad un rigirarsi su se stesso, ad un percorso che per quante volte si voglia intraprendere ci riporterà indietro al punto di partenza. Tutto il film sembra un cerchio, che i personaggi, come funamboli percorreranno per intere sequenze senza trovare l'uscita o credendo di averla trovata. Il sogno è anche pericoloso?

Il film ci suggerisce di si. Dom, ha creato un oggetto (nel film detto “totem”) una piccola trottola che funge un po' da bussola. Questo serve al protagonista per capire quando è nella realtà e quando nel sogno. Poggerà più volte la trottola e la farà girare su se stessa, (e qui torna questo senso di circolarità) quando, ma soprattutto se, la trottola cadrà lui sarà fuori dal sogno.
Nell'ultima sequenza, quando finalmente tocca il suolo degli Stati Uniti e tornato a casa, vede i suoi bambini giocare in giardino, un barlume di lucidità gli impone di poggiare la trottola e farla girare, nello stesso memento i bambini si voltano a guardarlo.
Non sapremo mai se la trottola si fermerà o se continuerà a girare su se stessa, ma il protagonista nel momento in cui scorge i volti dei suoi bambini sembra dimenticare di controllare, o forse, non vorrà farlo, perché, che questo sia un sogno o meno, lui ha raggiunto il suo obiettivo.

Uscire dal sogno sembra non aver più nessuna importanza. Ci potremmo chiedere se il sogno miete vittime. E' forse il caso di chiederci se il sogno è paragonabile agli effetti di sostanze stupefacenti? Può essere un'idea. Ci troviamo comunque in una situazione in cui la sola realtà non può soddisfare i nostri desideri, non può impedirci di dimenticare in maniera selettiva i nostri ricordi né voler ricordare solo quello che ci fa comodo. C'è una sequenza importantissima nel film.
L'anestesista porta i personaggi in un luogo dove tutti dormono e ovviamente sognano, quasi un club del sogno, o una fumeria d'oppio. Rispondendo ad una domanda l'anestesista dice “Alcuni sono qui da anni”. Dom chiede “ E perché sono qui?” “ perché vogliono essere svegliati”.
 
Sembra quasi che sia nata una dipendenza dal sogno non molto diversa da quella delle droghe, questi uomini sognano e vogliono sognare ma vogliono anche smettere.
Se nella nostra realtà tutto ciò fosse possibile, probabilmente la confusione tra sogno e realtà porterebbe all'aggravarsi della difficoltà di comunicazione tra gli esseri umani. Ognuno sognerebbe ciò che gli fa più comodo, istillerebbe idee nella mente degli altri per raggiungere i propri obiettivi, inventerebbe metodi per realizzare i propri desideri.


Sarebbe bene ricordare che il castello dei desideri nell'“Orlando furioso” di L. Ariosto, crolla.
A nessuno importerebbe più di comunicare emozioni, di fare domande, di ascoltare risposte. Ma alla fine del sogno ci si risveglia, molto spesso con un senso di delusione, oppure si resta nel limbo, luogo per definizione di tormentati che hanno smarrito la strada, che non sanno dove attraccare la nave sulla quale viaggiano.


Rifugio nel sogno come patologia? Potrebbe essere un altro argomento interessante. Molte patologie psichiatriche vedono persone chiuse in se stesse, incapaci di comunicare, e nei casi più gravi, forme di schizofrenia talmente serie da creare diverse personalità in un unico soggetto.
La realtà alternativa, sembra dunque essere il tema ma soprattutto la grande “domanda” del film.
Le risposte ovviamente, possono essere infinite.
Dobbiamo tanto al cinema, quello di qualità, e la cosa più importante (forse) non sono le risposte, tutti ne abbiamo una, ma le domande, che a volte non ci poniamo nemmeno.


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