La Baciatrice di Rospi

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Sono sempre più numerose le persone, uomini e donne, senza quindi distinzioni di sesso, che amano complicarsi a tal punto la vita da riuscire a rovinarsela. A questa categoria di persone appartiene la cosiddetta Baciatrice di Rospi. Il soggetto parte dall’assunto, che l’amore è capace di compiere qualsiasi miracolo e quindi può benissimo trasformare un “rospo” in un “principe azzurro”.

 

Così avviene che la scelta venga indirizzata verso uomini poco affidabili sul piano affettivo, complicati, pieni di dubbi esistenziali, con scasa o nessuna capacità a contenere le proprie ed altrui emozioni, talvolta aggressivi e pericolosi. Una persona di buon senso di fronte ad un quadro del genere alzerebbe i tacchi e metterebbe tra sé e l’individuo in questione la maggiore distanza possibile.

La nostra eroina, invece, si sente attratta da questi “uomini impossibili” e li cerca con tutte le proprie forze, finché non li trova….. e se dovesse capitare di perdere un “gioiello” va subito alla ricerca del suo “gemello”. Diventa una sorta di sfida con sé stessa, riuscire a trasformare questa sorta di “relitto umano” nell’uomo dei suoi sogni. Così si prodiga in tutti i modi per operare il miracolo, donando tutta sé stessa senza mai risparmiarsi, macinando frustrazione su frustrazione senza mai perdere la speranza che in quell’uomo, in fondo… in fondo… c’è del buono, bisogna solo “pazientemente” aspettare che emerga.

Se qualcuno, cercando di farla desistere, le fa notare in quale guaio si è ficcata, la sua risposta è negativa, non molla la presa. Cosa ci può fare se si sente attirata da quell’uomo che a differenza di altri, ottusi e noiosi, la fa sentire piena di stimoli, di cose da scoprire, in perenne movimento? Ma mentre tutti sanno che, solo nelle favole, avviene la trasformazione del rospo nel principe, nella vita reale, le cose stanno diversamente, la nostra baciatrice preferisce coltivare questa fantastica illusione.

Paradossalmente l’atteggiamento amorevole della baciatrice anziché produrre il cambiamento sperato, sortisce l’effetto di rinforzare il comportamento malsano dell’uomo, che, proprio in virtù del suo modo d’essere, riceve le gratificazioni affettive. Dal suo punto di vista sarebbe svantaggioso e stupido cambiare il proprio modus vivendi, potrebbe correre il rischio di perdere tutte le attenzioni.

Ma se l’atteggiamento dell’uomo in questione può essere comprensibile in termini utilitaristici, cosa può spingere la nostra eroina a perseverare in questo suicidio affettivo? Intanto cerchiamo di tracciare un profilo di questa tipologia di donna. Si tratta in genere di persone con un profondo bisogno di ricevere affetto non sempre consapevole ed esplicitato. Dotate di buone capacità cognitive, intelligenti, volitive, sensibili e con  una buona quota di altruismo, sognatrici.

Sono affascinate dalle cose misteriose, complesse, ai limiti dell’intricato. Amanti della vita attiva, subiscono ma non amano la routine o le cose scontate, preferiscono pensare di essere artefici della propria vita, non si scoraggiano facilmente. Una domanda nasce spontanea: perché tutto questo patrimonio viene investito in una causa senza speranza di riuscita? Spesso quello che desideriamo non è la stessa cosa di quello che vogliamo.

Questa apparente contraddizione si spiega se poniamo le due cose (amore) su due piani diversi, quello conscio e quello inconscio. Questo spiega, almeno in parte, perché le persone che hanno un estremo bisogno di essere volute bene si legano a persone completamente anaffettive. Si comportano cioè come quel soggetto che avendo una sete esagerata va a cercare l’acqua nel deserto.

Quello che sembra una contraddizione sul piano reale diventa comprensibile sul piano profondo-inconscio. Nel caso della nostra baciatrice il piano consapevole è dominato dall’idea di dare per ricevere amore, in quello profondo c’è una marcata paura di realizzare il progetto consapevole ossia di ricevere affetto. In conseguenza di queste due forze propulsive è spinta, da un lato alla ricerca affannosa dell’affetto (coerentemente al desiderio conscio), dall’altro, cercandolo nel posto sbagliato, non lo troverà (coerentemente con il vissuto profondo).

Tutto questo complica la vita ma, permette, entro certi limiti, una sopravvivenza psicologica: posso esprimere la mia libertà nel cercare di soddisfare i miei bisogni e dall’altro non vado a sollecitare il malloppo che ho racchiuso dentro di me. Ma di cosa si tratta? Volerlo spiegare è complesso, cercherò di semplificarlo al massimo. La nostra eroina ha vissuto un’infanzia in cui i rapporti con i genitori e soprattutto con la madre sono stati caratterizzati da una scarsa disponibilità affettiva ed emozionale, magari anche per problemi contingenti, famiglie numerose, intensa attività lavorativa, dissidi familiari, problemi economici, lutti precoci, separazioni ecc.

In tale contesto la bambina, per alleggerire la sofferenza indotta da questa carenza affettiva, cerca di compensarla con un atteggiamento di disponibilità continua ai bisogni ed alle necessità altrui, per “meritare” l’attenzione da parte delle figure investite affettivamente, ed ottenere finalmente quello che serve a placare la sua sofferenza. Il fatto di poter essere nell’attesa e quindi nella possibilità di ottenere affetto in qualche modo mitiga la sofferenza profonda.

Questo bisogno di colmare il vuoto affettivo lo riporterà di pari passo nella vita adulta, continuando a occuparsi di qualcuno nella speranza di ottenere quello che cerca. In qualche modo la vita affettiva della persona non subisce scossoni con il tempo, in effetti c’è una sostanziale continuità di atteggiamenti, una sorta di canovaccio che segue , frutto della lunga esperienza fatta in famiglia. Ma perché  cerca amore nelle persone sbagliate? Perché fa la cosa più complicata? Perché le persone che incontra nella vita che danno più garanzie sul piano affettivo non le vede nemmeno o le giudica noiose o poco  interessanti?

E’ presumibile che trovare una persona che le dia quello che cerca, potrebbe avere l’effetto di far emergere sentimenti di dolore e di rabbia, indotti dalle scarse attenzione ricevute, e che sono stati rimossi perché ritenuti inaccettabili. La loro riemersioni sul piano cosciente  può essere vissuta come estremamente pericolosa e distruttiva per l’esistenza psichica della persona. Meglio lasciare che conscio ed inconscio rimangano separati e consentire al soggetto di sopravvivere e dare alla vita il senso di una ricerca continua che non avrà mai fine… a meno che…. non si renda conto che il deserto è il posto peggiore per cercare l’acqua.

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