Io, mammeta e tu.. Il triangolo perverso.

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Si sa che tra suocera e nuora, tranne alcune eccezioni, non corre buon sangue. Nell’ambito dei rapporti umani, il  triangolo costituito dalla suocera-figlio-nuora può diventare estremamente pericoloso, al punto tale da rovinare l’esistenza.  Descriverò il caso  più eclatante, essendo possibili una serie di variazioni relazionali in stretta dipendenza con le caratteristiche individuali. 

 


La suocera è solitamente una donna energica, che sa il fatto suo, con un’alta considerazione di sé, molto critica nei confronti dell’operare altrui. Alcuni direbbero che è presuntuosa, prevaricatrice, con la puzza sotto il naso….ma lei preferisce pensare di essere una persona dalle idee chiare, risoluta e soprattutto solo lei sa bene cosa è meglio  per il figlio e cosa non lo è.

E’ portatrice della filosofia, egregiamente espressa nel detto napoletano: o’ figlie muto a’ mamma ò ‘intende   (anche se il figlio non parla, la mamma lo comprende), solo lei è capace di leggere nel profondo dei desideri del figlio! Lo ha allevato  come una sua proprietà e si aspetta, per riconoscenza, che si comporti esattamente come lei desidera. Non ammette interferenze o tentennamenti nelle sue scelte, il suo scopo è quello di rendere felice il suo rampollo a patto che questo la segua senza obiezioni di sorta.

E’ inarrestabile ed irrefrenabile nella sua smania di occuparsi del futuro del figlio. Ha già chiaro qual è il tipo di  donna ideale per lui e lo spinge a scelte “mirate” e non trascura critiche feroci se la donna scelta dal figlio non corrisponde al modello da lei prefigurato. La compagna deve essere docile, comprensiva, senza grilli per la testa e soprattutto disponibile a lasciarle campo libero nelle scelte future della coppia, in sintesi: una donna senza una spiccata personalità.

Di contro il suocero è un uomo che non ama mettersi contro la moglie, piuttosto defilato, non amante del contraddittorio, ben sapendo di avere la peggio. Tollera le ingerenze della moglie nei confronti del figlio con cristiana rassegnazione e gli comunica di abbracciarsi la croce esattamente come ha fatto lui.
Il figlio ha imparato fin dalla tenera età a districarsi tra le aspettative della madre, che ha un tabellino di marcia ben strutturato, e quelle che sono le proprie aspirazioni. Impara presto l’arte del compromesso, da un lato segue alla lettera gli “ordini” della madre ( impegno scolastico, scelte lavorative) dall’altro cerca spazi di autonomia nei quali tenere “fuori” la madre.

Ha imparato sulla propria pelle, come il padre, quanto è pericoloso in termini affettivi mettersi contro la roccia che non ama essere contraddetta e punisce ogni ribellione con l’indifferenza fino a quando l’altro non cede. Se da un lato mostra sicurezza in quelle che sono le mete e le aspirazioni sociali, mostra tutta la sua fragilità in campo affettivo, soprattutto nella capacità empatica. Vorrebbe risolvere le questioni con la mediazione non comprendendo che i giochi di potere che sottendono le questioni di cui è e sarà protagonista, sono più importanti delle questioni pratiche.


La nuora non ci mette molto a capire le forze dei contendenti in campo. Solitamente i primi incontri sono fondamentali. E’ come negli scacchi, le mosse di apertura definiscono la strategia della partita. La ragazza percepisce il ruolo di potere della suocera, ma coltiva dentro di sé la convinzione e la speranza  che il suo compagno saprà in qualche modo difenderla e soprattutto farla rispettare. Man mano che relazione prosegue però le cose non vanno secondo queste aspettative.

Il compagno lungi dall’ assumere una posizione chiara nei confronti della madre, tende a stare nel mezzo tra le due contendenti cercando di  bilanciare da un lato le richieste della madre e dall’altro le lamentele della ragazza, con il risultato di scontentare soprattutto la compagna. Ne seguono litigate, minacce di separazione, rassicurazioni che dopo sposati le cose cambieranno. La delusione che la donna prova rispetto all’atteggiamento “ambiguo” del compagno genera sofferenza e rabbia, ma, solitamente, non porta alla decisione di interrompere il rapporto, prevale spesso la paura di rimanere da sola, di aver investito tempo e sentimenti, meglio far prevalere la ragione.

La prova di fuoco di questa “ grande illusione” è l’organizzazione che precede il matrimonio. Generalmente è compito degli sposi scegliere la casa dove andare a vivere, il mobilio da acquistare, i preparativi delle nozze. Volete che una donna piena di idee e di energie lasci fare a quei due senza intervenire? Non ci pensate proprio. Lei sa, per esperienza, quale mobilio è più adatto, dove acquistarlo, per non parlare del pranzo nuziale, del menù, dell’addobbo in chiesa, in alcuni casi vuole entrare nella scelta dell’abito nuziale della sposa.

In pratica non c’è cosa nella quale non metta becco. Se vi sono delle rimostranze, lei, esterrefatta, si difende dichiarando che vuole solo partecipare all’evento più importante della sua vita. Così si consuma il primo atto di una tragedia annunziata. Dopo il matrimonio le cose non cambiano, la suocera troverà sempre il modo di interferire,  anche nelle piccole cose, causando la disperazione e la rabbia della nuora che vede crollare il suo desiderio di autonomia e se la prenderà con il marito, incapace di arginare la madre.

Questo stato di cose, con il tempo, avvelenerà il rapporto tra i due, che si allontaneranno progressivamente allargando la già numerosa schiera dei separati in casa.
Il triangolo descritto è solo un esempio delle umane debolezze. Un tentativo atto a coprire la paura di affrontare le “perdite” che le circostanze della vita rendono inevitabili, e ad evitare di fare i conti con le proprie insicurezze che portano a ritenere di aver sempre bisogno di qualcuno a cui aggrapparsi.

I personaggi compresi nel triangolo sono strettamente legati tra loro e ciascuno è saldamente ancorato all’altro secondo i propri bisogni, il più delle volte inconsapevoli. Non si può certo dire che il risultato di questa unione sia soddisfacente, ma è funzionale a mantenere inalterato l’equilibrio interno di ciascuno.
La suocera non vuole accettare di perdere il possesso del figlio, perché questo significherebbe correre il rischio di rimanere sola,  senza ruolo e senza obbiettivi da perseguire, cose che, per una persona del genere, potrebbe costituire l’anticamera della depressione.

Il figlio non vuole prendere atto dei sentimenti di rabbia che nutre nei confronti della madre, per non essere mai stato visto come persona, ma come un oggetto da manipolare per coprire vuoti affettivi e frustrazioni. La presa di coscienza di tali sentimenti potrebbe scatenare sensi di colpa particolarmente forti ed inoltre potrebbe preludere ad una nuova definizione delle distanze emozionali con la madre, che certamente non la prenderebbe bene. La nuora non vuole fare i conti con la propria disistima che la porta a cercare in altri la soluzione ai propri problemi e ad accontentarsi delle briciole pur di non perdere le presunte sicurezze che alla fine si dimostrano grandi illusioni.

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