Adolescenti e Disturbi Alimentari

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L'adolescenza è uno dei momenti privilegiati di insorgenza dei Disturbi del Comportamento Alimentare ( DCA ), cioè una fase di vita in cui è più facile possano insorgere tali patologie. Un DCA è una patologia che mette a rischio il fisico e la psiche della persona che si ammala, oltre che influenzare pesantemente il suo contesto familiare e relazionale.


Numerose ricerche indicano che il cibo risulta in questi anni e per una complessa serie di fattori uno strumento di gestione di una vasta scala di problematiche che, soprattutto un adolescente s trova ad affrontare (Bauer, 1997)

I DCA rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria nei paesi occidentali industrializzati. Oggi è oramai riconosciuta a livello internazionale la multifattorialità di tali patologie: non vi è una causa unica di tali malattie, ma il nucleo che caratterizza i DCA (bassa autostima, depressione, sofferenza causata dalla mancata corrispondenza tra aspetto reale e ideale) è sempre determinato da un complesso insieme di fattori individuali (biologici e psicologici), familiari, socioculturali, che rappresentano:

  • di predisposizione, cioè che rendono un individuo vulnerabile allo sviluppo di una malattia, e/o
  • di precipitazione, cioè che fanno esordire una patologia e quindi ammalare il soggetto, e/o
  • di mantenimento, cioè che perpetuano e mantengono nel tempo, una volta iniziata, la patologia.


Alcuni fattori predisponenti li troviamo ad esempio in persone che non hanno una salda autostima, il cui giudizio di sè è molto sensibile e dipendente dal giudizio altrui, che hanno problemi di autostima, hanno criteri di prestazione particolarmente elevati e quindi uno scarso senso di autoefficacia e di senso di controllo sugli eventi, un elevato perfezionismo e una modalità di pensiero dicotomica (tipo "tutto o nulla").

Una maggiore tendenza ad avere un 'immagine corporea negativa è stata trovata in particolare in coloro che hanno paura di fare delle scelte; non hanno modelli alternativi (contesto che condivide e incarna gli stessi credo); hanno paura di crescere e diventare adulti e della sessualità (tra i fattori predisponenti vi possono essere anche abusi e violenze fisiche e/o sessuali); subiscono una forte pressione a conformarsi e hanno bisogno di farlo pe sentirsi di appartenere ad un gruppo (Crook,1991).

Non tutti coloro che si mettono a dieta sviluppano un DCA chi passa da una dieta ad un disturbo alimentare in generale sembra affetto da una maggiore sintomatologia psichiatrica, e ad un'anoressia nervosa in particolare sembra avere sperimentato maggiormanet depessione e/o situazioni di vita particolarmente stressanti.
Non dimentichiamo, inoltre, che sembra esserci una predisposizione biologica allo sviluppo di queste patologie, anche se questo è un ambito ancora oggi molto studiato, ma ancora poco conosciuto, e che l'alimentazione è qualcosa di particolarmente significativo per l'uomo: il cibo e il nutrire/essere nutriti è uno dei primi e principali strumenti di sopravvivenza e comunicazione con cui ci affacciamo al mondo, atto di cura (presente o assente, o in/adeguata, o rispettosa/intrusiva) e di risposta (positiva o negativa), su cui riceviamo molta educazione (Zimberg,1993) e quindi è e rimane un potente strumento di comunicazione soprattutto quando altre voci o parole non ci sono o non si possono dire.

Questo percorso verso la patologia alimentare ha inizio in momenti di vita paricolari, in cui alcuni eventi e cambiamenti (i fattori precipitanti) mettono in discussione e fanno vacillare il senso di potere, controllo, efficacia e sicurezza che un giovane sente di avere; allora il corpo e di conseguenza l'alimentazione e/o l'attività fisica, diventano contemporaneamente il problema/ capro espiatorio (è tutta colpa del mio peso") e la soluzione ("basta controllare il peso") cioè l'arena in cui si convogliano le esigenze di controllare e decidere, di avere dei risultati, di sentirsi determinati e capaci.

L'adolescenza è per una serie di motivi una fase di grandi passaggi e di cambiamenti, è può pertanto rappresentare un periodo in cui si è più vunnerabili in quanto si perdono alcuni schemi comportamentali, cognitivi ed emotivi e non ci si sente ancora sicuri e pronti verso schemi nuovi e diversi, non ancora costruiti e ben acquisiti; contemporaneamente si vivono in questa fase numerose pressioni di tipo psicologico e sociale.

Inotre, i cambiamenti nell'adolescenza sono spesso accompagnati da ambivalenza, conflitto insicurezza proprio nelle aree che possono essere fattori predisponenti un DCA, ad esempio la paura di diventare adulti, , il conflitto tra dipendenza e autonomia, l'autostima e l'autoefficacia, il peniero "tutto o nulla", la ricerca di perfezione ecc.
Essere insoddisfatti ed avere un rapporto problematico con il proprio corpo non è di per sè un fattore di rischio, ma può essere un fattore di rischio per un DCA se è presente in un ragazzo che ha tutta un'alta serie di fattori psicopatologici predisponenti e se porta ad adottare regimi alimentari o utilizzo di sostanze (diuretici, lassativi) o attività fisica eccessiva ed inadeguata, che minano l'equilibrio psicofisico individuale e distruggono il rispetto del proprio corpo e della propria individualità.

Una volta insorto un DCA si mantiene per le conseguenze fisiche , emotive relazionali del disturbo stesso, oltre che per la presenza che continua dei fattori precipitanti e predisponenti.
Fattori di mantenimento. Il controllo sull'alimentazione e i risultati sul calo ponderale forniscono inizialmente un'illusione di controllo e potere, non solo sul corpo, ma anche sulla vita, ciò spinge il soggetto a continuare le sue pratiche alimentari o compensatoriee non a fermarsi una volta ottenuto il risultato; oppure i successi iniziali stimolano ad alzare la posta in gioco, cioè a restringere ulteriormente l'alimentazione, a fare più attività fisica, ad usare lassatici ecc.

A questo punto se vengono rotti alcuni sensibili meccanismi di autoregolazione del nostro organismo si può instaurare e una vera e propria malnutrizione, con tutti i gravi disagi che l'accompagnano, che sono di tipo fisico (ad es, ipotermia, edemi, stipsi, amenorrea, ecc.), cognitivi (difficoltà di concentrazione, disinteresse, pensieri ossessivi e ricorrenti), emotivi (ansia, depressione, sbalzi d'umore, irritabilità, apatia), e relazionali (disinteresse, ritiro sociale, timore ecc.).
Quello che accade è quindi che il danno provocato dalle strategie adottate per ridurre il peso corporeo risulta in una disincronizzazione del sistema biopsicologico deputato al controllo dell'introito calorico e del peso corporeo.


Alttri fattori di mantenimento sono i guadagni secondari della malattia, la posizione di potere nel contesto familiare e relazionale che la malattia può far assumere, l'evitamento di alcune sitazioni interpersonali/sessuali/professionali/ecc.. vissute come ansiogene, altri effetti del digiuno e della perdita di peso.
 Vi sono poi i cosiddetti effetti iatrogeni, cioè i frutti di interventi medico sanitari volti in teoria a guarire e migliorare la situazione (vedi precrizioni dietetiche, preparati per l'amenorrea, ricoveri forzati ecc.)

In sintesi a partire da una problematica comunemente presente in età adolescenziale, il disturbo alimentare può rappresentare un tentativo, più o meno consapevole, di risolvere la conflittualità nelle aree dell'autonomia, dell'autostima e del controllo degli eventi, restringendo il campo di azione alla sfera fisica e pertanto alimentare, probabilmente vissuta in modo meno angosciante e più modificabile rispetto a quella affettiva relazionale e socilae. Così facendo purtroppo alla lunga si rafforzano proprio quei sentimenti di disistima, inefficacia, e impotenza che si tentava di incrementare manipolando il corpo e l'alimentazione

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