Il Bambino: uno specchio che fa riflettere

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L’articolo parte dall’assunto che i bambini, nel corso del loro sviluppo, apprendono il modello che i genitori, il più delle volte inconsapevolmente, gli trasmettono, attraverso gesti, parole, comportamenti  e soprattutto emozioni.

E’ come una lavagna sulla quale scriviamo tutto quello che ci sembra utile, necessario alla loro crescita, spesso desiderando che imparino quello che noi non abbiamo mai imparato e siano quello che noi stessi non siamo mai stati, mettendo sulle loro fragili spalle carichi totalmente inutili: i nostri progetti, le nostre aspettative, in pratica tutto quello che avremmo voluto essere e averei.

Spesso i nostri figli possono rappresentare il compenso per i nostri fallimenti. Si dice di che i bambini siano una sorta di spugna che assorbe tutto quello che l’ambiente circostante gli propone. Piaccia o no questo è vero.
Lavorando con le coppie e famiglie con difficoltà psicologiche, mi sono spesso sorpreso, allorché i  genitori, soprattutto le mamme, hanno difficoltà a riconoscere nei loro figli atteggiamenti e comportamenti esattamente identici ai loro. In questi casi la domanda di rito è : ma questo bambino a chi somiglia? La risposta è solitamente evasiva, quando non è esplicitamente negativa: “non somiglia a nessuno di noi due”, è uscito “fuori razza” come suol dirsi.

In realtà le cose stanno diversamente e ciò dipende dalla totale incapacità da parte degli adulti di fare un’onesta analisi dei propri atteggiamenti e comportamenti, nonché della propria problematicità. Per spiegare il comportamento del bambino si fanno affermazioni assurde del tipo: è un fatto caratteriale, genetico o si danno le responsabilità ad altri, ai nonni che li viziano, ai compagni di scuola e così via.

Poi si scopre, col tempo, che uno dei genitori quand’era piccolo aveva comportamenti simili.
A molti sfugge che i bambini sono una vera e propria miniera di informazioni sul modo di essere dei propri genitori. Sono uno specchio che ripropone la nostra immagine riflessa. Ci rimandano nei loro atteggiamenti, modi pensare, timori, tutto quello che gli abbiamo trasmesso.

E’ davvero sorprendente quante cose possiamo imparare dai nostri figli solo se abbiamo la capacità di capire chi siamo, come siamo e non ci nascondiamo dietro le nostre paure, i sensi di colpa o le false certezze che non ci permettono di vedere quello che è sotto il nostro naso: quella creatura è la nostra fotocopia.

Se vogliamo avere una speranza di mutare certi atteggiamenti è necessario, in primo luogo ammettere che tale somiglianza esiste e poi non pretendere che i nostri figli siano migliori di noi quando non diamo l’esempio e gli proponiamo la stessa minestra. Immaginate che un bambino che si sente rimproverato dalla madre perché non l’ascolta quanto gli parla  ed il bambino rispondesse: perché tu non fai allo stesso modo?

Una madre saggia rifletterebbe, qualche altra si sentirebbe attaccata e messa in discussione, di conseguenza si arrabbierebbe e reagirebbe con aggressività. Ciò che fa la differenza tra modi diversi di reagire è la consapevolezza che ha il genitore di sé stesso.

Se certe cose non le riconosciamo in noi, è difficile che riusciamo a riconoscerle nei nostri figli.
Di recente il lavoro con coppie che hanno bambini piccoli con comportamenti problematici ci ha permesso di approfondire queste tematiche. In particolare la funzione terapeutica che i bambini attuano nei confronti delle figure di riferimento, se solo li ascoltiamo col cuore e non siamo distratti dalle incombenze quotidiane.

Nutrire la mente del bambino significa ascolto attento che fa riflettere, quella che sta di fronte a noi è una persona distinta da noi ,sente, pensa e vuole essere “vista” per quello che è e non per quello che vorremmo fosse. Perché non prendere in seria considerazione quello che dice?.
Voglio citare l’ esempio di aiuto alla propria madre di una bambina di 3 anni e mezzo, molto vivace e dal comportamento “irrequieto”. Talvolta la piccola guardando negli occhi la madre e percependone le forti emozioni di dolore gli ripete: mammina un sorrisino….. un sorrisino…
Come si fa a non amare i bambini!

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