La madre sacrificale

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madre sacrificale

In quest’articolo mi occupo di un disagio psicologico connesso ad una particolare struttura caratteriale: la mamma sacrificale. In queste donne il progressivo annullamento di sé stesse in funzione dei bisogni dei figli porta nel tempo a stati d’ansia, in modo particolare ad attacchi di panico e progressivamente alla depressione.

 

Le storie di queste donne sostanzialmente si somigliano. Si tratta in genere di soggetti  compresi in una fascia d’età tra i 35-45, sposate con figli, tutte assorbite nella cura della prole, della casa e per alcune c’è anche l’impegno del lavoro. L’attenzione ai bisogni dei figli è continua, non ammette distrazioni.

L’alimentazione è un aspetto fondamentale per queste madri, assecondare i gusti alimentari dei propri figli diventa lo scopo primario, l’idea che questi possano saltare anche un solo pasto è una questione inaccettabile che scatena ansie indicibili con fantasie catastrofiche che vanno al di là di ogni ragionevolezza.

Per supportare la loro ansia si prodigano a cucinare pietanze diverse a seconda dei gusti di ciascun figlio e siccome spesso questi  bambini mangiano solo pochi alimenti sono costrette a cucinare sempre le stesse pietanze; tutto va bene purché loro mangino perché per queste madri è il presupposto fondamentale per sentirsi serene. Di conseguenza durante la colazione, pranzo e cena si assiste a vere e proprie scene di combattimento: questo non mi piace…. adesso non ho fame….. la pasta si è fatta fredda….. mamma, però, cucini sempre le stesse cose….., la mamma della mia amichetta fa certi pranzetti….. insomma più si cerca di accontentali più aumentano le lamentele.

Le nostre eroine, però, non demordono devono raggiungere il loro scopo anche a costo di farsi in quattro e sgolarsi fino a quando, esasperate e stremate, non iniziano ad urlare. Se si prova a far ragionare queste madri con discorsi tutto sommato banali:

forse se avessero veramente fame mangerebbero tutto; se non vogliono mangiare, provi a mettere da parte quello che ha cucinato e quando diranno di aver fame riproponga lo stesso cibo; forse i bambini mangiano troppe merendine o altro  fuori dai pasti e sarebbe il caso di  dire di no; non le pare che continuando ad assecondare questo stato di cose finisce per rafforzare questo comportamento?

Non ci provate sarebbe inutile.
Vi guarderebbero come  se foste totalmente estranei al problema e incapaci di comprenderlo, perchè come al solito è facile dare consigli, ma solo la madre sa cosa  si prova quando i figli non mangiano. Sono convinte che la situazione non sia suscettibile di cambiamento e che questa sia l’unica soluzione. Questo principio dell’immutabilità della realtà non viene applicato solo per quanto concerne l’alimentazione, ma è generale e viene esteso anche ad altre situazioni, come vedremo di seguito.

Altro cardine da rispettare è che ai figli non deve mancare mai nulla. L’ultimo giocattolo pubblicizzato e che i bambini reclamano lasciando intendere che se non l’avranno saranno traumatizzati per il resto della vita va necessariamente comprato, come pure i vestiti griffati o comunque ben assortiti. Queste madri vestono i loro figli come se dovessero presentarsi ad una sfilata di moda. Non devono mai sentirsi inferiori agli altri. Se gli altri hanno il cellulare anche i suoi figli devono averlo altrimenti saranno discriminati.

Poi si può far mai mancare l’attività fisica, la palestra, il nuoto, la danza, il catechismo a questi figli?  e la mamma avanti ed indietro senza sosta. Ah! dimenticavo le cure dentistiche.
Ma gli impegni della nostra mamma non finiscono qui. Ci sono i compiti di scuola da fare. Pomeriggi interi passati a convincerli a studiare e loro “pretendono” che la mamma li segua in tutti i passaggi e non è ammessa alcuna distrazione altrimenti sono rimproveri a più non posso: la mamma deve strare sempre al loro servizio.

Non sono ammesse distrazioni, se telefona un’amica, allora devono fare tutte le domande, o i bisognini e se la mamma fa qualche rimostranza : stai sempre a telefono….. non ti dedichi a sufficienza…. La mamma si sente in dovere di rispondere a tutte le domande anche a rischio di dover fare più cose contemporaneamente, ma questo non è un problema perché la necessità le ha insegnato a fronteggiare tutte le emergenze.

Fondamentale per queste donne è sentirsi una “madre buona”, guai se il bambino non accontentato dovesse dire un’espressione e del tipo: “sei proprio cattiva”, crolla tutto l’universo, sensi di colpa e riparazioni immediate.
In tutto questo c’è ovviamente la casa da mantenere in ordine, i letti da fare, i panni da lavare e stirare, la cucina e i bagni da sistemare, e soprattutto i giocattoli da riordinare, perché i bambini li lasciano ovunque ma poi, il più delle volte, non hanno voglia di metterli a posto a meno che la mamma non li costringa con urla e minacce varie. Avete fatto caso alle cataste di giocattoli che ci sono nelle camerette dei bambini?

Non si sa dove metterli e dopo qualche tempo si gettano via o nella migliore delle ipotesi si regalano, con uno spreco di denaro davvero incredibile perché i bambini dopo un pò si scocciano di giocare e li accantonano in attesa di nuovi acquisti.
Per alcune mamme a tutto questo si aggiunge il lavoro fuori casa ed il quadro è completo.
Il risultato finale di questo calvario e che la sera sono talmente stanche che letteralmente si addormentano prima ancora di rendersi conto di  essersi messe a letto.

Queste mamme vanno continuamente di corsa, non è possibile fermarsi un momento, per non venir meno a nessuno dei doveri che il loro ruolo impone. La loro mente è in continua attività, la spesa, cosa cucinare, l’entrate e l’uscita da scuola dei bambini, i pomeriggi da organizzare. Non c’è spazio per i loro bisogni se non nei ritagli rubati tra un’occupazione e l’altra valutando “attentamente” di non sottrarre nulla alle esigenze dei figli. Ma anche in questi casi non li vivono con serenità, la loro mente è  proiettata sulle cose da fare.

Naturalmente questo stato di cose comporta tutta una serie di effetti collaterali che il più delle volte non sono presi in nessuna considerazione da queste madri che corrono come treni che non conoscono fermate.
In primo luogo tutto ciò va a discapito del rapporto con il partner. Queste donne consumano per i loro figli tutte le risorse, non hanno più spazi emozionali da dare ad altri che non siano i loro figli. Il partner è sistematicamente escluso e per tale ragione può reagire in modi diversi. C’è chi si ingelosisce e fa continue recriminazioni senza ottenere nessun cambiamento, se non esasperare ancora di più la nostra eroina, per poi in fine rassegnarsi a questo stato di cose.

C’è chi, invece, trae vantaggio da una compagna tanto impegnata e si dedica ai propri interessi e non solo. In queste circostanze aumenta fortemente il rischio che la coppia non abbia più spazi di autonomia e che i coniugi finiscano per condurre vite parallele.

Il modello educativo che tale atteggiamento comporta.

Questo punto il più delle volte non viene considerato da questo tipo di mamma, per lei conta che ai figli non manchi nulla e ritiene che poi i figli capiranno i suoi sacrifici e le saranno grati. In realtà la gratitudine è un aspetto che i bambini si guardano bene dall’esprimere. I bambini ben presto comprendono di avere “in pugno” la loro madre e ne approfittano per ottenere e fare tutto ciò che vogliono.

Ad un livello più profondo è come se recepissero il bisogno della madre di colmare in quel modo i vuoti esistenziali e alla fine ne diventano complici. Ma l’aspetto più pregnante è che questo modello induce i bambini a ritenere che tutto gli sia dovuto senza che vi sia alcun merito da parte loro. Corollario di questa idea è che sono poco propensi a qualsiasi forma di collaborazione e questo aspetto spesso viene esercitato anche all’esterno della famiglia con tutte le conseguenze negative in termini di rapporti.

Inoltre possono sviluppare l’idea che anche gli altri debbano assecondare tutti i loro desideri e in caso di rifiuto sviluppare reazione aggressivo o frustrative.
L’impatto psicologico su questo tipo di madre.

Premetto che non sono in discussione le necessità dei bambini e l’accudimento che necessitano per farli crescere, quello che colpisce è l’esagerazione del loro impegno che esclude tutto il resto della vita. Esprimono solo il ruolo di madre, il ruolo di moglie viene notevolmente ridimensionato, quello di donna langue. Gli aspetti di gratificazione personali vengono completamente esclusi, si vive in funzione dei figli, da lì si attinge tutto quello che serve per andare avanti. Purtroppo per loro non funziona.

Cominciamo col dire che l’aspetto sacrificale non è una scelta, questo tipo di madre non riesce a smettere di comportarsi in tale modo, non cerca soluzioni, a qualche livello si rende conto che non va bene ma si sente costretta a fare così per rispondere ai propri bisogni più profondi. Alcune di queste donne, a seguito di questo stress continuo, iniziano gradualmente nel tempo a manifestare sintomi di ansia, che spesso si trasformano in veri e propri attacchi di panico, altre sviluppano una vera e propria depressione.

In alcuni casi questi sintomi possono presentarsi con la crescita dei figli e scatenati da fatti banali ma ad alto significato psicologico. Una madre che soffriva di depressione ed aveva chiesto di effettuare una psicoterapia mi disse che aveva cominciato a stare male in coincidenza con il fatto che il figlio aveva cominciato a frequentare una ragazza con la quale stava ore a parlare al telefono.

Lei riteneva che fosse una cosa bella ma non riusciva a capire perché quel fatto la turbava tanto. Con il tempo comprese che quell’episodio le aveva fatto fantasticare che il figlio si sarebbe poi sposato e sarebbe andato via e lei avrebbe perso il suo ruolo di madre e si sarebbe sentita vuota e scoperta. L’analisi successiva mise in evidenza una relazione estremamente conflittuale con la propria madre che non aveva dato sufficiente sostegno ai suoi bisogni di bambina, dando luogo a sentimenti profondi di aggressività che erano stati completamente rimossi.

Nel rapporto con il figlio si era identificato con lui e l’aspetto sacrificale che aveva espresso nei suoi confronti erano un modo compensativo per riprendersi le cure che non aveva mai avuto. Al tempo stesso si difendeva dalle spinte aggressive dirette contro il figlio legate al fatto che avrebbe dovuto dare a qualcuno quelle cure che non aveva ricevuto lei stessa dalla propria madre. La perdita di ruolo come “madre buona” finiva per far saltare tutto l’impatto difensivo e la costringeva ad affrontare le angosce relative al vuoto affettivo nel rapporto con la propria madre. La depressione con l’effetto anestetizzante sulle emozioni era la soluzione idonea a calmare quell’angoscia.

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