Palazzo Donn’Anna: un’opera d’arte tra mistero e leggenda.

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A Posillipo si erge dal mare un imponente palazzo di tufo ricco di fascino che, ancora oggi, filtra dalle piccole finestrelle senza vetri che scrutano la città come fossero tanti occhi misteriosi.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di poter accedere alla spiaggetta sottostante attraverso le scale interne del palazzo passando in una grotta adibita alla riparazione delle barche che ha un accesso diretto al mare. Il mio caro amico Giuseppe Di Santo, archeologo e studioso di reperti marini, mi raccontò tutta la storia di questo edificio e sotto le arcate centrali che affacciano sul mare mi deliziò con l’appassionante racconto delle leggende legate a quel luogo.

Mi descrisse tutto con tanta passione e dovizia di particolari, di colori e di suoni, che mi sembrò di vedere intorno a me i protagonisti di quei racconti. Pur non ricordando precisamente le sue parole, proverò a raccontarvi brevemente la storia e le leggende del misterioso Palazzo Donn’Anna e a trasmettervi quell’emozione da me vissuta.


Fu costruito sul finire del XV secolo su un preesistente edificio chiamato La Serena, di proprietà di Dragonetto Bonifacio, nominato marchese dall’imperatore Carlo. Successivamente, nel 1571, divenne di proprietà dei Ravaschieri, i quali poi lo vendettero per 800 ducati al principe Luigi Carafa di Stigliano, nonno della famosa Donna Anna Carafa, considerata all’epoca “la prima dote d’Europa” per le sue favolose ricchezze. Il palazzo venne ricostruito nel 1642 dall’architetto Cosimo Fanzago e prese il nome di Palazzo Donn’Anna, la quale, in quel periodo, era divenuta consorte del viceré Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres.


Nelle credenze popolari Donna Anna viene spesso confusa con la famosa e discussa regina Giovanna d'Angiò.
Si diceva che la regina avesse molti amanti ed era solita sceglierli tra i prestanti pescatori della zona, con i quali trascorreva notti di passione nelle stanze segrete del palazzo per poi ammazzarli all'alba disfacendosi dei loro corpi lanciandoli dalle finestre. Secondo le credenze popolari, le anime di questi sventurati giovanotti si aggirano, tuttora, nei sotterranei dell'antica dimora.

C’è chi giura di averli visti affacciarsi da quelle finestre buie da cui emettono strazianti lamenti; altri, invece, raccontano che la regina facesse uscire il suo amante di turno con una barca a remi dall'entrata che dà sul mare, quella che oggi è possibile vedere dalla spiaggia e tuttora è usata dagli inquilini per accedere alle imbarcazioni.


Secondo la leggenda narrata dalla scrittrice Matilde Serao, Donna Anna Carafa, moglie del duca di Medina Coeli, amava organizzare magnifici ricevimenti a cui partecipava tutta la nobiltà spagnola e napoletana. Durante una di quelle feste il palazzo splendeva di luci più che mai, era tutto un via vai di servi e maggiordomi che si apprestavano ad ormeggiare le barche degli invitati, mentre la ricchissima, potente e temuta Donna Anna, nel suo preziosissimo abito rosso in lamine d’argento, accoglieva sprezzante ed orgogliosa i suoi ospiti.

Quella notte era stato allestito, in fondo al salone, un teatrino per lo spettacolo di una commedia, i cui attori, secondo la moda francese in voga al tempo, erano tutti nobili. Tra essi vi era anche la bellissima e giovane Donna Mercedes de las Torres, nipote della duchessa, che recitava nel ruolo della schiava innamorata del suo padrone interpretato da Gaetano di Casapesenna.

I due recitarono con tale passione che nella scena finale del bacio tutti applaudirono con entusiasmo, tutti tranne Donna Anna che invece impallidì logorata dalla gelosia nel vedere il suo amante baciare appassionatamente la giovane Mercedes. Nei giorni seguenti, le due donne si scontrarono violentemente e poi all’improvviso Donna Mercedes scomparve misteriosamente.

Si sparse la voce che si fosse rifugiata in un convento in seguito ad un’improvvisa vocazione religiosa, ma il povero Gaetano la cercò disperatamente senza sosta in Italia, Francia, Spagna ed Ungheria, pregò, supplicò e pianse tutte le lacrime che aveva, fino a quando non morì in battaglia. La gelosia di Donna Anna le aveva avvelenato l’anima e quel livore non l’abbandonò mai, fino alla fine dei suoi giorni.


Secondo questa leggenda nel palazzo appaiono, di tanto in tanto, il fantasma della crudele Donna Anna e le presenze dei due sfortunati amanti, Mercedes e Gaetano, che si cercano disperatamente in eterno.
Spero che questo breve racconto possa aver suscitato il vostro interesse, cosicché quando avrete occasione di andare a vedere il palazzo Donn’Anna la vostra fantasia potrà illuminare le sue finestre e potrà far rivivere i suoi protagonisti.
A presto

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