Il cimitero delle fontanelle: devozione tra sacro e profano

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Uno dei luoghi più suggestivi di Napoli è O’ Campusanto d’ ‘e Funtanelle,  un antico cimitero che nelle sue cave di tufo conserva da almeno quattro secoli le ossa delle vittime di grandi epidemie, come la peste e il colera che più volte infuriarono in città, e delle anime “pezzentelle” cioè delle anime dei poveri, di coloro che non avevano la possibilità economica di potersi garantire una degna sepoltura.

La finalità di questo cimitero rispecchia a pieno la generosità del popolo napoletano e ci fa comprendere quanto il culto dei morti e la religiosità fossero una trama importantissima e fondamentale del tessuto sociale.
Oggi il Cimitero delle Fontanelle si trova nel centro storico di Napoli, ma quando i greci scelsero questo luogo per allestire la necropoli pagana, trasformata in seguito in cimitero cristiano, la zona si trovava appena fuori le porte della città.

Il cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore del Rione Sanità, tra via Foria e la collina di Capodimonte area particolarmente ricca sia dal punto di vista orografico che storico e culturale. Infatti, il toponimo Sanità, come testimonia il canonico Gennaro Aspreno Galante, sarebbe da ricondurre principalmente alla salubrità del luogo e ai molti miracoli che si ottenevano sulle tombe dei santi sepolti. Inoltre, la scelta del nome “cimitero delle Fontanelle” sembra collegata, evidentemente, proprio alla presenza delle abbondanti sorgenti e fonti d'acqua che caratterizzavano quella parte delle città.

La devozione ai  defunti era caratterizzata non soltanto da una sincero credo religioso e da quella che Foscolo definì “corrispondenza di amorosi sensi”, cioè da quel legame affettivo che unisce i vivi ai morti, ma anche dal culto decisamente pagano della "anime pezzentelle". Quest’ultimo si basava su sentimenti legati alla logica utilitaristica del “do ut des”, cioè della preghiera fatta per ricevere una grazia e sul credo scaramantico della fortuna e del destino che ancora oggi trova espressione concreta nella numerologia del lotto.

L'attaccamento popolare al Cimitero delle Fontanelle era talmente forte che nel 1969 l'allora Cardinale di Napoli Corrado Ursi ne decretò la chiusura per l'eccessiva paganità del culto.
La cura dei teschi era, dunque, praticata da moltissimi devoti, i quali ne sceglievano uno, lo pulivano e lo veneravano al punto tale che spesso intorno ad esso veniva costruito un vero e proprio altarino con tanto di lumini e rosari. Da questa commistione di sacro e profano, di religiosità e fortuna, scaturiscono una serie di antiche leggende che  hanno arricchito ulteriormente le pagine del folclore partenopeo.

Secondo queste leggende gli spiriti chiedevano ai devoti di pregare per loro affinchè venissero alleviati dalle sofferenze del purgatorio, infatti la frase ricorrente nelle preghiere rivolte alle anime purganti per alleviarne la pena era la seguente: “A refrische 'e ll'anime d'o priatorio”. Il devoto pregava e abbelliva l’altarino ma in cambio chiedeva una grazia che, solitamente, consisteva nella richiesta  allo spirito di apparirgli in sogno per consigliargli i numeri da giocare al lotto. Se la grazia avveniva ed i numeri erano vincenti allora il teschio aveva una sorta di promozione, ossia veniva posto in un luogo più protetto che poteva essere, a seconda delle possibilità economiche, una scatola di latta, una teca di vetro o un vero e proprio loculo.

Se la grazia, invece, non arrivava il teschio veniva retrocesso tra gli altri e ne veniva scelto un altro con il quale si ricominciava la stessa pratica veneratoria.
Ancora oggi, secondo le credenze popolari, si dice che quando lo spirito compie la grazia il teschio inizi a sudare, indicando in questo modo la sua intercessione nel mondo dei vivi. Questo fenomeno soprannaturale  è stato studiato e sembra che sia dovuto, in realtà, all'alto tasso di umidità della cava che genera goccioline di condensa sui teschi facendoli sembrare sudati.

Tuttavia, non si può negare che questa leggenda resti tutt’oggi immersa in un alone di mistero innegabilmente affascinante e romantico, cosicché anche io da buona napoletana  preferisco pensare “non è vero ma ci credo”.
Ovviamente ci sarebbe tanto da raccontare sia dal punto di vista storico che leggendario ma dovendo sintetizzare attuerò inevitabilmente una scelta, dunque nel prossimo articolo vi parlerò del teschio più gettonato dai devoti: Il famosissimo Teschio del Capitano.
A presto

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