La Principessa con la puzza sotto il naso

Print

C’era una volta una principessa di rara bellezza ma dal carattere difficile. Nei rapporti con gli altri si mostrava sempre scontrosa e sprezzante, ostinata nelle scelte e soprattutto non ascoltava nessuno. Tutti si mantenevano a debita distanza, compresi il re e la regina che si erano arresi al caratterino della figlia.

La principessa Vittoria trascorreva la maggior parte della giornata a curare la sua persona e ad ammirarsi allo specchio. Una mattina decise di fare una cavalcata nel bosco limitrofo al castello. Lungo il percorso si accorse che un tronco ostruiva il sentiero, così nel tentativo di superarlo, il cavallo la disarcionò facendola ruzzolare a terra. Il cavallo, spaventato, continuò la sua corsa lasciando la principessa tramortita a terra.

Al risveglio, la principessa si guardò intorno e si accorse di quanto era distante da casa, di ritornare a piedi non se ne parlava proprio, non era nel suo stile  Non sapeva cosa fare, abituata da sempre al fatto che qualcuno provvedeva alle sue necessità, si sentì sola e l’assalì la paura. Dopo qualche tempo si trovò a passare di lì una vecchina che aveva un grosso fardello sulla testa.... “Senti vecchia, sono la principessa Vittoria, futura regina di questo reame…..sono a piedi, chiama qualcuno che mi venga a prendere e mi conduca al castello”. La vecchina non le rispose e continuò a camminare... “Ehi sto parlando con te, sei sorda?”... Nessuna risposta.... “Forse non hai capito con chi hai a che fare, ho bisogno di aiuto”.... “Visto che dovrei fare qualcosa per te, devi chiedermelo con garbo, altrimenti arrangiati da sola”..... ruppe il silenzio la vecchina.

La principessa, che non era abituata ad essere affrontata in tal modo, mai si sarebbe aspettata che qualcuno osasse opporsi alle sue richieste, ma visto l’atteggiamento della vecchietta e lo stato di necessità, ingoiò l’amaro boccone. ...“Va bene, cara nonnina mi puoi aiutare?”... "Così va meglio, andiamo a casa mia e poi vedremo… già che siamo di strada, aiutami a portare questo fardello". Vittoria era sempre più stupita, e per la prima volta in vita sua, si sentì alla mercé di qualcuno. Prese il fardello e la seguì.

Giunsero ad una casetta immersa nel verde con tanti fiori colorati che ornavano le finestre dell’abitazione, adiacente alla casa vi era una piccola stalla.

..."Adesso mi devi aiutare a fare un dolce", disse la vecchina appena entrata in casa, ..."così avremo qualcosa da mangiare, ma prima devi cambiarti gli abiti, non sono adatti per quello che devi fare". Vittoria era ormai in piena confusione, le sembrava un incubo, ma come un automa seguì gli ordini della donna. Indossò abiti modesti, ma comodi. La vecchina si mise accanto a lei e le spiegò come preparare il dolce... "Occorre il lievito, la farina e lo zucchero, che stanno dentro quel mobile, il latte, che devi mungere dalla mucca, le uova, che devi raccogliere nel pollaio"... "Ma non so mungere le mucche", esclamò in tono lamentoso Vittoria, ... "ti insegno io, vedrai sarà divertente, l’incoraggiò la vecchina". Così nella stalla le due si sedettero su due piccoli sgabelli e la vecchina le mostrò come mungere la mucca.

..."Sembra facile", esordì la principessa, e provò a strizzare le mammelle della docile mucca, con il risultato che il latte le schizzò sul volto e  sugli abiti, strappandole un sorriso divertito... "Vedi, disse la vecchina, che i tuoi abiti non erano adatti per questo lavoro"? Vittoria, suo malgrado, dovette convenire che aveva ragione. Preso il latte e le uova nel pollaio ritornarono in casa.

..."Con la farina devi fare un cumulo e poi con le mani fai una specie di buca, in questa devi mettere le uova, naturalmente dopo averle aperte, poi ci aggiungi il latte, lo zucchero e il lievito e dopo impasta il tutto". Vittoria, totalmente presa dal compito che le era stato affidato, lo eseguì con una tale precisione che sembrava non avesse fatto altro in vita sua. ..."Complimenti! Sei davvero brava, se non fossi una principessa, potresti fare la pasticciera", disse con sincerità la vecchina. Una risata fragorosa riempì quel piccolo locale adibito a cucina, Vittoria notò che da troppo tempo non rideva in quel modo.

 

..."Bene, adesso devi lavorare l’impasto e dopo metterlo al caldo per farlo crescere, quindi  nella teglia e infine nel forno dopo averlo acceso e poi se ti piace lo guarniremo con una marmellata di mirtilli  che ho preparato per i giorni di festa"... "Ho capito, disse pronta la principessa, devo andare in giardino a prendere le fascine". ..."Brava, vedo che impari subito". Cominciò a lavorare l’impasto, era faticoso, sembrava una specie di lotta a chi la spuntava, l’impasto o Vittoria. Nel frattempo la vecchina la seguiva con gli occhi e la incoraggiava quando notava segni di stanchezza.

Alla fine l’impasto fu messo al caldo e quando fu cresciuto venne infornato con l’aggiunta della marmellata di mirtilli. La principessa non staccava gli occhi dal forno per vedere se la sua fatica dava i risultati sperati. Il resto della mattinata le due donne la passarono a mettere ordine nella casa. La principessa era stanca ma per la prima volta serena. Si sedettero quindi vicino al camino a chiacchierare un po’. Era bello parlare con qualcuno senza litigare.

La principessa le parlò della vita di corte, del fatto che tutti la evitavano e nessuno le insegnava mai niente. Le parlò della solitudine che provava in certe giornate e come questo stato d’animo la rendeva ogni giorno più scontrosa. Le parlò del padre sempre lontano in paesi stranieri e della madre distante, tutta presa nelle faccende di corte. Da piccola era stata cresciuta da numerose nutrici senza la compagnia di altri bambini. La vecchina l’ascoltava con grande attenzione mentre fumava una strana pipa a forma di cornucopia e non la interruppe mai per fare domande, ma la lasciò parlare liberamente. Gustarono insieme il dolce che avevano preparato, era di un sapore che la principessa non aveva mai provato.

La vecchina lesse negli occhi della principessa la sorpresa per quel sapore così intenso e le disse: ..."sai le cose belle nascono spesso da un grande impegno". Un piccola e tenera lacrima scese dalle gote di Vittoria, ma non era di tristezza. ..."Ora si è fatto tardi, è bene che tu ritorni al castello", disse la vecchina con tono dispiaciuto….  "e se le mie orecchie non mi tradiscono, sento uno scalpitare di zoccoli fuori al giardino, va a vedere di cosa si tratta…" .

..."La principessa si precipitò fuori e con grande sorpresa vide che il suo cavallo era ritornato. Ora posso tornare a casa, disse malinconica, devo lasciarti… penso che  mi mancherai…. , ti rivedrò ancora?"... " Penso di no, credo che tu non abbia più bisogno di me". Mentre lasciava la casetta, la principessa si guardò in un grande specchio posto su una parete spoglia.

In quello specchio stentava a riconoscersi, aveva l’impressione che tutto fosse cambiato, a parte i vestiti che non erano quelli abituali e che non aveva voluto cambiare.La vecchina volle darle un bacio e le sussurrò nell’orecchio: ..."quella che hai visto ora nello specchio, è la vera principessa, quella di prima era solo una maschera che impediva all’originale di emergere. Vittoria, tu hai dentro di te una scintilla che ti ha permesso di fare bene cose mai fatte prima. Questa scintilla, non deriva da meriti tuoi, l’hanno tutti, è un dono della natura. Ma fa attenzione perché la scintilla non emerge quando hai la maschera ma solo quando sei la vera principessa. Ha il potere di renderti felice se solo l’alimenti, non dimenticarlo mai.

Anzi perché non lo scordi voglio farti un regalo".

Si avvicinò al un piccolo baule e trasse fuori un medaglione di ferro attaccato ad una catena anch’essa di ferro. Sul medaglione era incisa in rilievo l’immagine di una fenice, l’uccello che risorge dalle sue ceneri. Vittoria lo mise al collo e lo strinse tra le mani, quindi salì sul cavallo e, salutata di nuovo la vecchina, s’incamminò lungo il viottolo della casa. Giunto alla fine della stradina, prima di immettersi sulla strada del ritorno, si voltò un’ultima volta indietro, ma con grande stupore si accorse che la vecchina, la casa, il giardino erano scomparsi, come per magia, e al loro posto c’era una distesa di narcisi in fiore.

Si chiese allora se avesse sognato tutto quello che le era capitato in quella splendida giornata, ma istintivamente si portò una mano al collo e toccò il medaglione e comprese che tutto era accaduto veramente. Per Vittoria non aveva importanza comprendere cosa fosse successo veramente, sapeva solo che tutta la rabbia ed il dolore che sempre l’accompagnavano erano svaniti e questo era ciò che contava. Vittoria dopo alcuni anni divenne regina e fu la più saggia e la più dolce che quel reame potesse ricordare. Non si separò mai dal suo prezioso medaglione e a quanti le chiedevano l’origine di quel modesto amuleto, lei rispondeva gioiosa che era stato il dono di una fata

.

Corso per genitori

Inizio Novembre 2016

Sostegno coppie di separati