Il Patto

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C’era una volta, non molto tempo fa, in un reame piccolo e tranquillo, una piccola principessa di nome Francesca. Aveva lunghi capelli neri, occhi castani e vivaci ed un sorriso sempre stampato sul viso. Aveva molte amiche e le piaceva tanto giocare, ma non voleva essere una tra tante, amava primeggiare, senza mai imporsi però.

Quello che aveva era il carisma e l’autorità della leader, che nascevano da un profonda sicurezza e consapevolezza di sé, qualità che nessuno le aveva insegnato, semplicemente era nata così. Oh ma aveva tante altre virtù, era una amica fedele e sincera, sapeva sacrificarsi se necessario e soprattutto non faceva mai capricci nonostante fosse una principessa. Le sue giornate trascorrevano veloci, aveva tante cose da fare e la sera si addormentava sfinita. Come ho già detto le piaceva tanto  giocare, certo durante l’inverno, quando c’era scuola ed il tempo era cattivo, doveva adattarsi, ma quando arrivava l’estate, allora era contentissima perché poteva stare all’aperto e lì per le strade del piccolo reame si sentiva libera, spensierata e felice, almeno fino a quando non ritornava a palazzo.

La reggia era bellissima a vedersi da fuori, ma dentro era fredda ed inospitale. I suoi genitori, il re e la regina,per quanto fossero brave persone, erano molto infelici, ognuno a modo suo e per ragioni diverse. Il re aveva perso la madre in tenera età ed in seguito anche il padre morì, la sua carrozza venne assalita dai briganti mentre si trovava in viaggio all’estero. In un tempo molto breve ed in età ancora giovane, il principe ereditario si ritrovò orfano e con il difficile compito di guidare il suo popolo. All’inizio si sentì spaventato e solo.

Ma durò poco, si calò in fretta nel suo ruolo e mise a tacere la paura ed il suo bisogno d’affetto in un angolo remoto e nascosto del suo cuore. Divenne un sovrano forte ed efficiente ed il regno prosperò sotto la sua guida. Il popolo lo ammirava e stimava e non aveva nulla da rimproverargli. Ma dentro le mura del palazzo le cose erano molto diverse. Il re era molto esigente non solo con la servitù, ma anche e soprattutto con la sua famiglia. Non era mai soddisfatto di loro e per quanti sforzi facessero per compiacerlo, finiva sempre per infuriarsi. Più il tempo passava più la sua ira cresceva a dismisura, bastava un nonnulla per farlo arrabbiare, e quando ciò accadeva il re gridava e distruggeva tutto quello che le capitava a tiro, infine si chiudeva per giorni interi nei suoi appartamenti e ne usciva solo per occuparsi degli affari di stato e quando lo faceva non rivolgeva la parola né a sua moglie né a sua figlia, colpevoli di aver provocato la sua ira.

In quei giorni la situazione a palazzo diventava difficile, la regina, anziché restargli lontana ed aspettare che la rabbia sbollisse, e a dispetto della paura che diceva di provare, andava di continuo a bussare alla sua porta, chiedendogli di uscire, e più il re le urlava che non voleva essere disturbato, più lei insisteva, finendo poi per farlo arrabbiare nuovamente.
Francesca non capiva il comportamento del padre, di una cosa però era certa, e cioè che la rabbia del re o qualsiasi altra cosa fosse, era grande. Poi c’era anche una strana sensazione, che non riusciva bene ad afferrare, era quasi imbarazzo, ma non per ciò che suo padre diceva o faceva, ma per aver assistito a quei momenti.

Anche nella sua ingenuità la principessa era consapevole del fatto che a prescindere da quale fosse la causa scatenante, tutta quella collera non aveva nulla a che vedere con loro due, ma era un fatto personale e la addolorava avervi assistito perché era come aver frugato nel privato di qualcuno senza averne il diritto. Ma ciò che la sconcertava davvero e che la faceva arrabbiare era l’atteggiamento della madre, che sembrava ignorare tutte le regole del buon senso, primo, perché lo sapevano anche le pietre che quando qualcuno è infuriato, è meglio stargli alla larga, secondo, perché se era vero che aveva paura del re, allora perché diamine non gli permetteva di starsene chiuso nei suoi appartamenti per tutto il tempo che desiderava, in modo da stare tranquille per un po’?

Ma quando la principessa faceva notare a sua madre questo semplice ed ineccepibile principio, lei perdeva la docilità che la distingueva in cambio di una testardaggine ottusa, e rispondeva che non c’era ragione che suo padre se ne rimanesse da solo tutto il tempo, in fondo non era accaduto niente di così grave.
Francesca però voleva bene a sua madre, a volte provava ad immaginare come sarebbe stata la loro vita senza di lui, sicuramente molto più tranquilla, di questo ne era certa, e poi così sua madre avrebbe smesso di essere sempre preoccupata per ogni cosa, non avrebbe pianto così tanto e sarebbe stata di nuovo felice come quando era ragazza.

Era stata bella la regina, bellissima, non che adesso non lo fosse più, i lineamenti erano sempre quelli, delicati e perfetti al tempo stesso, ma ora era sfiorita, come un bocciolo appassito che tuttavia reca ancora tracce del suo passato splendore. Era stata anche molto felice da ragazza, viveva in un regno confinante insieme ai suoi genitori e a cinque sorelle, lei era la primogenita. Francesca sapeva tutto di sua madre, era lei stessa a raccontarglielo, ogni volta che ne aveva la possibilità, si lasciava andare ai ricordi e andava avanti per ore. Le aveva parlato praticamente di tutta la sua vita, della sua infanzia tranquilla e spensierata, della sua giovinezza piena di sogni e fantasie sul principe azzurro, fino a quando i suoi genitori non le avevano trovato marito.

Perché era così che si faceva nelle famiglie nobili di un tempo, e di questo la bella principessa  era consapevole e tuttavia non voleva rinunciare all’idea di poter scegliere da sola il suo innamorato. All’inizio fece un po’ di storie rifiutandosi d’incontrare il pretendente, ma per poco, perché la principessa era molto buona e ubbidiente e non voleva dare un dispiacere ai suoi genitori e soprattutto a suo padre che lei amava tantissimo forse anche più di sua madre. Dopo un breve fidanzamento si sposarono. Da quel momento la bella e mite regina vide sempre meno la sua famiglia, il re non glielo impediva ma il suo malumore e la sua insofferenza erano comunque evidenti, sicché la giovane sposa a malincuore rinunciava. Cominciò così ad isolarsi sempre più da tutto e da tutti, fino a quando nacque Francesca, unico sollievo alla sua vita infelice.

E fu così così che bambina divenne, suo malgrado, la confidente della madre, depositaria delle sue pene e dei suoi sogni infranti. Non c’era episodio, litigio, torto, umiliazione nella triste vita della regina, che la bambina non conoscesse, fatti accaduti quando era in fasce o quando non era neanche nata, non avevano per lei nessun segreto. E quando non aveva più niente da narrare, allora ricominciava daccapo e lo faceva come se  tutte le sue rivelazioni fossero una assoluta novità per la figlia. La piccola assecondava la madre, anche se a volte era tentata di obbiettare che quel fatto lei già lo conosceva….

Però restava in silenzio, si limitava ad ascoltare, perché era di questo che sua madre aveva bisogno, espellere dal suo cuore tutto ciò che la faceva soffrire, tutto ciò che la umiliava, tutto il suo dolore. Oh, come avrebbe voluto Francesca cancellare in un sol colpo tutta la sofferenza della madre, come avrebbe voluto far tornare indietro il tempo ed impedirle di sposarsi, anche se questo avrebbe significato non nascere, lo avrebbe fatto volentieri pur di saperla felice, come era giusto, come meritava di essere.
Invece i litigi diventavano sempre più violenti, il re rinfacciava alla moglie di non essere all’altezza del suo ruolo, che era un’incapace e che no lo aiutava nel governo del regno come facevano le altre regine che conosceva. La poveretta in lacrime si difendeva dicendogli che lei non aspettava altro che di poter essere sempre la suo fianco, ma che era lui a non volerlo. Il re a questo punto la guardava con disprezzo e malediceva se stesso per aver sposata una donna tanto stupida ed incapace. Quando succedevano queste scenate la bambina era sempre presente, anche se poteva allontanarsi, non voleva lasciare sola la madre, a volte interveniva difendendola, e crescendo divenne sempre più frequente. Il re accusava la consorte di mettergli la figlia contro.

Francesca era diventata una sentinella, sempre attenta ad ogni piccolo cambiamento d’umore del padre, sempre pronta a frapporsi tra lui e la madre. Quando la tempesta passava si accorgeva di tremare. Comprese col tempo che questa sua discesa in campo, anziché fortificarla, la rendeva più debole, la sola vista del padre era sufficiente per spaventarla, ciononostante non abbandonava sua madre. La consapevolezza della sua fragilità le permise di entrare in contatto con un’enorme sensibilità, grazie alla quale riuscì a capire tante cose, tante cose non dette.

La sua mamma, la sua adorata mamma non riusciva a difendersi né dal marito, né da nessun’altro, già perché se tutti erano pronti a riconoscerle la dolcezza, l’umiltà, di contro la ritenevano troppo debole ed ingenua per prendere qualsivoglia decisione. Di questo la regina ne soffriva e si indignava, ma nulla di tutto quello che faceva o diceva riusciva a cambiare l’idea che gli altri si erano fatti di lei: “buona ma stupida”
Francesca sapeva che sua madre non era stupida, semplicemente non aveva alcuna considerazione di se stessa. Questo l’aveva spinta a cercare di continuo il consenso e l’approvazione altrui, anche a scapito della sua dignità, semplicemente credeva che così tutti le avrebbero voluto bene ed avrebbero avuto cura di lei.

Allora la piccola principessa prese una decisione e promise a se stessa che mai avrebbe tradito la promessa che si accingeva a fare: sarebbe diventata come sua madre, esattamente come lei. In questo modo la sua mamma, che lei amava tanto, non si sarebbe più sentita sola in un mondo di persone capaci ed intraprendenti, non avrebbe più sofferto così tanto quando veniva derisa o sottovalutata, dal quel momento sarebbero state uguali ed avrebbero condiviso la stessa sorte.
Sono passati diversi anni da allora, Francesca adesso è una donna e ha tenuto fede al “patto”. Il re non c’è più, ma regina continua ad essere triste ed infelice. A volte Francesca ripensa con nostalgia ed affetto a quella bambina volitiva e coraggiosa, ma stenta a credere che un tempo lei possa essere stata così….
Dei sogni che aveva da piccola non ne ha realizzato nessuno, non porta mai a termine ciò che inizia, perché convinta di non esserne capace, le riesce difficile dire di no perché teme che gli altri possano pensare male di lei, difficilmente esprime la sua opinione soprattutto se è in dissenso con quella degli altri e a volte parlando di sé stessa si è definita “un nulla”.

To be continued

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