Che bello lavorare!

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Quanto è pulito il mondo del lavoro? E quanto i lavoratori sono realmente tutelati contro i soprusi e le ingiustizie, le violenze psicologiche e persino fisiche? Quanto vale la dignità di una persona? E quanto costa calpestarla, in termini umani e aziendali?

Troppo, benché troppo spesso lo si ignori. “Che bello lavorare”, di Vincenzo Russo – edizioni Homo scrivens, costo 14 euro – è la storia di Marirò, una giovane entusiasta della vita e del lavoro, che finisce vittima di pressioni e soprusi da parte dei superiori. Ne subisce di tutte. Finché non trova in sé stessa, e nel suo profondo senso di giustizia, le chiavi di accesso per una risalita morale e professionale, che diverrà paradigmatica anche per altri lavoratori.

La giovane Marirò è particolarmente soddisfatta. E’ stata assunta da un importante operatore di telefonia mobile. All’inizio tutto sembra andare per il verso giusto. In un clima lavorativo disteso, non tardano ad arrivare le prime soddisfazioni professionali. Questo stato di cose è però destinato a mutare bruscamente con il cambiamento della dirigenza. I nuovi “caporali” si rivelano dei veri e propri persecutori che, volutamente, intralciano la vita emotiva e professionale di Marirò, ritenuta fastidiosa e pericolosa per via del suo forte senso etico e delle sue indubbie capacità professionali.

Fin quando un episodio di particolare violenza psicologica porterà la ragazza a dover ricorrere a cure
mediche e a intraprendere le vie legali. Vincenzo Russo racconta con coinvolgimento e dovizia di dettagli il travagliato percorso di caduta e rinascita di una giovane donna, inizialmente destinata a una vita piena di successi e poi condannata a subire tutte le vessazioni tipiche del mobbing: retrocessione sul lavoro, imposizione di regole ingiuste, contrarie alle norme contrattuali, minacce, isolamento. Ma grazie al supporto della famiglia e delle istituzioni, Marirò riuscirà a poco a poco a risorgere, a ribellarsi ai soprusi . E, infine, a ottenere giustizia.

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