La Masseria delle Allodole

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Maggio 1915, Anatolia (attuale Turchia), il nuovo partito “Unione e Progresso”, dopo aver esautorato il sultano, pianifica e dà il via allo sterminio degli armeni. L’Europa sta a guardare, ha già la sua “gatta da pelare”, è in guerra. Inizia così il racconto struggente del salvataggio di ciò che resta di una famiglia appunto armena, i cui uomini (bambini compresi) sono già stati massacrati.


Avevo già letto questo libro, e mi aveva rapita e commossa, tanto che mi ero trovata a cercare notizie di questo popolo, di cui confesso sapevo pochissimo.
Poi stranamente qualche giorno fa, me lo sono ritrovato tra le mani ed ho sentito il bisogno di rileggerlo, perché sentivo la mancanza dei suoi personaggi.


Cosa hanno questi personaggi di così speciale vi chiederete?
Bè vi dirò una cosa incredibile, sono “normali”. Non mi riferisco, ovviamente alla storia, tragica e disumana, ma al singolo, al suo mondo interiore e personale. Esistenze comuni eppure così belle e ricche.


E ho saputo di Sempad, Yierwant, Shushanig, Ismene, Isacco, Nazim. E ho scoperto che nessuna vita è ordinaria, banale, ma una fonte traboccante per chi sa e vuole ascoltare, che “l’eroe” non esiste, ma esistono uomini e le donne e l’urgenza inderogabile di fare ciò che deve esser fatto, anche e soprattutto per riscattare le nostre stesse vite e che persone all’apparenza forti e sicure di sé, sono invece dilaniate dalle medesime paure ed esitazioni e dubbi che torturano anche noi comuni mortali.


E poi…. E poi una parola che l’autrice usa spesso: “Perduto”. La conoscete? Anch’io credevo di conoscerla, e invece non era così.

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Inizio Novembre 2016

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