La strada di Smirne

Print

E’ questo il seguito della Masseria delle Allodole, dove un trio insolito ed insospettabile, riesce a salvare i superstiti di una famiglia Armena, dal massacro messo in atto dal governo Ottomano nei confronti di questo popolo. Portata a termine la missione, i nostri protagonisti, si ritrovano da un lato sollevati per essere riusciti nell’impresa, ma dall’altro sono consapevoli che questa immane tragedia li ha cambiati per sempre e che mai potranno tornare alla vita di prima.

 

Dunque ha inizio per loro un nuovo e difficile compito, quello di aiutare gli orfani armeni che vagano per le strade di Aleppo. Come vi avevo anticipato la volta scorsa, la lettura di questo romanzo aveva fatto nascere in me il desiderio di saperne di più di questa popolazione ed ho cercato notizie della loro storia, e ovviamente del genocidio. Ed ho scoperto che quello armeno non fu il solo eccidio attuato dal governo Turco, ma altre comunità furono sterminate ossia i Greci del Ponto e gli Assiri. Fatti lontani? Mica tanto, basta andare su Internet, cliccare la parola “genocidio” e ne troverete a iosa, avrete quasi l’imbarazzo della scelta, e scoprirete anche che non hanno scadenza, ce ne sono di vecchi e di recenti.

E ancora vi avevo accennato ad una parola ripetuta spesso dall’autrice: “Perduto”. Madri perdute, sorelle perdute, figli, padri perduti, bambini perduti, patria perduta, lingua perduta. Difficile a credersi eppure ho avuto la sensazione di scoprire questo vocabolo per la prima volta. E’ stata per me una folgorazione, letteralmente, emotivamente. Un termine che mi è parso vivo, addirittura con un suo sapore agrodolce, musicale, evocativo di sensazioni, situazioni, affetti.

Nel contesto dei romanzi, il suo uso è struggente, perché legato alla perdita di persone e luoghi cari, ma anche dolce come quello di una nenia, perché è vero che ci rammenta ciò che non abbiamo più ma ci regala comunque la memoria che consola e allevia le ferite.  Proprio in tutto ciò sta la forza di questo termine, la perdita non è solo personale, non è solo la madre ad aver perso il figlio, o solo il figlio ad aver perso il padre o il singolo cittadino ad aver perso la patria, ma è l’umanità intera a perdere quando avvengono questi crimini.

Perde il suo capitale umano, la sua storia, il suo futuro. E tuttavia sentivo che c’era dell’altro, di più personale ed intimo, a monte della mia infatuazione per questo vocabolo. Sfortunatamente nella vita non si perdono solo gli affetti, ma a volte anche qualcosa….. di noi. Che sia forza, coraggio, autostima, o magari chance, o la possibilità  di sapere come saresti stato se non avessi ereditato la vita che hai. Per me è stato così, qualcosa l’ho recuperato, ma resta il rimpianto per tutto ciò che è rimasto per strada. E in fondo la lettura di un libro deve fare anche questo, non limitarsi a tenerci compagnia per qualche ora, ma solleticare la nostra coscienza, renderci curiosi su ciò che avviene fuori e dentro di noi

Corso per genitori

Inizio Novembre 2016

Sostegno coppie di separati