Racconti Domenicali

A cura di Pietro Grattagliano

Si tratta di brevi racconti  pubblicati  sulla mia pagina di facebook nella giornata di domenica. Sono storie di pura invenzione tratte dall’esperienza del quotidiano e dal desiderio di combattere miti e pregiudizi radicati nella nostra cultura. Ciascuna contiene, almeno lo spero,elementi che possano stimolare, in chi lo desidera, una riflessione su noi stessi, sul nostro modo di pensare e di agire e sul mondo che ci circonda. Non hanno pretese letterarie ma solo  raccontare vite che ci riguardano o che riguardano persone che conosciamo, il tutto con ironia ed umorismo. Spero piacciano e mettano in moto i neuroni del cervello.

Scene da un matrimonio

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La coppia è formata da Anna di 38 anni, casalinga a tempo pieno. Ha rinunciato allo studio perché ai tempi dell’Università è rimasta incinta della primogenita e si è sposata. Si era ripromessa di riprendere gli studi ma per una serie di circostanze non l’ha mai fatto.

Il Marito, Lello, di 46 anni, impiegato comunale, sta poco in casa, quando non lavora va in Palestra, accanito tifoso della squadra della sua città, non si perde una partita. A completare il quadro familiare ci sono due ragazze, Rosa di 16 anni e Cristina di 13.
Il rapporto tra Anna e Lello è caratterizzato da scontri verbali intervallati da periodi di tregua nel corso dei quali ognuno fa la sua vita.
Lello ha un’ora di spacco tra il lavoro mattutino e quello pomeridiano e torna a casa per pranzare.

Lello: ciao cara

Anna: cia!

Lello: amore cosa mi hai preparato di bello?

Anna: …. sul tavolo c’è il menu,  scegli liberamente e la tua cuoca preferita esaudirà tutti i desideri….almeno questi…. Ah scusami, dimenticavo, la carta dei vini è sul camino che ho acceso per farti trovare un ambiente caddo caddo….

Lello:  iniziamo bene… cos’è ti ha morsicato una tarantola?

Anna: mi morde una tarantola al giorno da quando ti ho sposato.

Lello: è possibile che sei sempre così acida nei miei confronti, io vengo a casa, animato da buone intenzioni e poi ricevo questa accoglienza, sono stanco…non c’è la faccio più…….mi stai rovinando la vita..

Anna: a parte il fatto che le tue buone intenzioni sono solo quelle di trovare un pasto caldo, mangiare, farti il riposino e riandartene a lavoro… vorrà dire che, per non rovinarti la vita, la prossima volta mi farò trovare sull’uscio della porta  in calza maglia a rete con un aperitivo in mano. Ti va bene?

Lello: Perché no, sarebbe certamente meglio dell’accoglienza che mi riservi.

Anna: basta chiedere…luce dei miei occhi….. e oltre alla domestica, alla cuoca, alla baby-sitter  farò anche la tua escort personale, basta che tu sia felice e non ti rovini la vita… maritino dolce mio.

Lello: Non c’è la faccio più a sopportare la tua ironia del c…,mi fai salire una rabbia.. è arrivato il momento di  prendere una decisione se no finisce male. Forse separarci è la cosa migliore…

Anna: Dio nuovo il discorso della separazione! Ho perso il conto di quante volte hai detto che volevi andare via e poi stai sempre qui…. Ti calmi e tutto ritorna come prima. Cos’è hai paura di stare da solo? Di perdere le tue comodità? Puoi sempre tornare da mammina…non aspetta altro che riprendersi il suo gioiellino…..

Lello: io sono un uomo capace di rifarsi una vita! solamente ….. penso alle ragazze, non voglio turbarle e poi non mi posso permettere di darti gli alimenti,….. dovrei cercarmi una casa perché ci credi o no non tornerei da quella santa donna di mia madre, l’unica…. che mi capisce veramente.

Anna: bene stai con me solo per comodità, ti piace la vita ordinata, il pranzo servito, la camicia stirata, il letto caldo a sera, l’organizzatrice delle vacanza e delle poche attività di divertimento… se avessi anch’io queste comodità ti terrei stretto… peccato che non sia così…

Lello: ma cosa ti manca?

Anna: Tu dici a me cosa ti manca? Ma non mi vedi? vicino a chi sono stato negli ultimi venti anni? o credi che sia diventata acida perché mi bevo la candeggina? Sono insoddisfatta, delusa, mi manca il tuo affetto, la tua attenzione, ti accorgi che esisto solo quando ti serve qualcosa.

Lello: io non vedo che facciamo una vita diversa da quella dei nostri amici.

Anna: fingono….. come fingiamo noi  quando siamo con gli altri, chi di loro, vedendoci, direbbe che siamo al collasso del nostro matrimonio? Dobbiamo salvare le apparenze, non ci piace che ci parlino dietro.

Lello: sei come tutte le donne, esagerata e pronta solo a lamentarti, in fondo dei risultati li abbiamo ottenuti, il mutuo della casa lo stiamo pagando, le ragazze studiano e sono in buona salute, ma cosa vuoi di più dalla vita?

Anna: Ubriacarmi con l’amaro Lucano per dimenticare l’errore più grande della mia vita.

Strategie Infernali

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Una calda mattina, il sovrano dell’inferno, Belzebù in persona, decise di indire una riunione con i suoi più stretti e fidati collaboratori. “Le cose vanno proprio bene”, esclamò il re dell’inferno, aprendo i lavori della sessione. Quest’anno abbiamo fatto il pieno di anime dannate, l’auditel infernale  ci ha comunicato che abbiamo superato, anche se di poco, il numero di anime che arrivano in Paradiso. “Merito della sua strategia”, esclamò Oriax con fare cerimonioso, prima fra tutte far credere agli umani che il diavolo non esiste.

Ma ora è importante consolidare i risultati ottenuti, disse Malphas, con un sorriso sornione che la diceva lunga sul posto che occupava nella gerarchia infernale. Belzebù ascoltava attento la discussione che cominciava ad animarsi, a modo suo gli piaceva dare ad intendere di essere un democratico, sapeva bene che alla fine avrebbe fatto a modo suo, aveva imparato dagli umani la falsa accondiscendenza e comprensione in modo da far credere che le decisioni finali fossero condivise.

Bene, continuò il sovrano del caldo reame, mi sembra di intuire che proponete di cambiare strategia, non più tentazioni “porta a porta”, ma  colpire al cuore le istituzioni centrali della fede. Questo consentirebbe di utilizzare al meglio le risorse, e  concentrarle sugli obiettivi più sensibili, aggiunse Focalor, che solitamente parlava poco, ma aveva le idee chiare sull’argomento in discussione. In realtà, continuò, non abbiamo più nulla da insegnare agli umani, sono giunti ad un punto di non ritorno.

Non hanno più ideali, credono solo al Dio denaro, pensano solo ad apparire e non ad essere e poi hanno, per fortuna nostra, dimenticato cosa significa amare e vanno avanti senza sapere dove stanno andando. “All’inferno”, disse un Andras, con una spiccata vena umoristica. E’ stata una mossa geniale, continuò Andras, far credere a tutti che una vita di privazioni e sofferenze avrebbe costituito un passaggio privilegiato per il Paradiso.

L’ingenuità unita alla scarsa propensione degli umani a pensare con la propria testa è il mixer che ha portato alle stelle il nostro fatturato di anime. Bene, intervenne Belzebù, che voleva accelerare i tempi della discussione, cosa proponete in merito all’attacco alle istituzioni. Prendiamo esempio dagli umani, aggiunse Focalor, quando vogliono eliminare un concorrente o un testimone scomodo, ne minano la credibilità, così gli altri si sentono delusi e lo abbandonano.

Non credo sia utile attaccare il capo, potrebbe essere controproducente, mai far diventare un nemico una vittima, la gente solidarizza con le vittime e se la prende con i persecutori. No, bisogna attaccare ai fianchi, ai collaboratori stretti del capo, per dare l’idea che l’istituzione ha poco di divino e molto di umano e di interesse. Gli umani sguazzano nel vedere negli altri i propri difetti, le proprie passioni, puntano il loro dito accusatore  e si sentono migliori, nel frattempo la loro fede precipita a livelli minimi.

E’ una fortuna per noi, continuò Focalor, aver a che fare con umani tanto fragili ed inconsapevoli, sono come quei giocattoli che puoi montare e smontare a piacimento senza che se ne rendano conto. Belzebù era soddisfatto e già pregustava l’aumento di ingressi nel suo regno e finalmente avrebbe battuto  il suo antico Signore, così  volle concludere l’assemblea: vedo che abbiamo una perfetta identità di vedute in merito alle strategie future, io stesso non avrei pensato meglio, me ne compiaccio.

Vorrei in calce alle decisioni prese aggiungere un’ultima proposta, se naturalmente siete d’accordo. Vorrei creare un task force con il compito di “seguire” attentamente quella sparuta schiera di umani che ancora crede a  sciocchezze tipo l’amore generoso e gratuito, che riesce ancora a perdonare con il cuore, che si commuove per la sofferenza altrui, che prova pietà per gli errori umani e non giudica, questa sparuta schiera di illusi merita la nostra attenzione ché possono essere una spina nel fianco per il nostro progetto.

Propongo di isolarli, fategli sentire la solitudine che consegue del loro modo di pensare e di essere, rendete loro la vita difficile, si sa le brutte notizie fiaccano il morale, insinuate nei loro cuori la delusione, i dubbi, il resto lo faranno gli umani. Dichiaro sciolta la seduta. Ai vostri posti, mi aspetto il massimo da voi tutti. La vittoria è nelle nostre mani con buona pace di Dio.

Vita di coppia: variazioni sul tema

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Marta e Marco avevano iniziato la loro storia d’amore in modo “fulminante”. Si erano incontrati ad una festa di amici comuni e subito si erano reciprocamente piaciuti. Si erano sposati, dopo circa sei mesi di fidanzamento, in una bellissima giornata di settembre e tutto lasciva supporre che la loro unione sarebbe durata “per sempre” tanto era l’amore che sentivano l’uno per l’altro.

Ma, a volte, la vita ci riserva delle sorprese e ci mette di fronte a situazioni che mai ci saremmo aspettati capitassero proprio a noi. Dopo l’entusiasmo iniziale, i due cominciarono, lentamente, ad allontanarsi l’uno dall’altro. Il lavoro, la carriera, la voglia di raggiungere una stabilità economica, il mutuo da pagare, la gestione della casa, le stangate di Monti, erano diventate tutte priorità, rispetto alle quali, continuare a coltivare il loro amore, diventava un lusso che non potevano permettersi.

Iniziarono le incomprensioni ed i litigi per i più futili motivi: “Marco sei un disordinato, lasci vestiti dovunque, non sono mica la tua cameriera”! Urlava Marta. “Marta è possibile che non trovi mai il tempo di cucinare qualcosa di buono, solo pizze, panini e freselle, si lamentava Marco. Erano i primi segnali di una insoddisfazione reciproca che aveva radici ben più profonde, ma nessuno colse questo segnale di malessere. Così la situazione andò gradatamente peggiorando.

Marta, con quel poco di tempo che gli restava, tra il lavoro esterno e quello di casa, lo trascorreva a chattare su facebook con amiche e non solo. Marco, d’altra parte, trascorreva il tempo libero, a guardare su Sky, partite o film, a volte fino a notte inoltrata e non disdegnava incontri interessanti, giusto per ammazzare la noia. Agli occhi degli altri sembravano sempre quelli visti al matrimonio, ma i “due sposini” sapevano bene che quella era solo una recita per dare ad intendere a tutti che: “va tutto bene”.

Finché un giorno, Marco, insospettito, dall’atteggiamento eccessivamente guardingo di Marta mentre stava al computer, decise di indagare. Approfittando di un attimo in cui Marta si era alzata per andare in bagno, andò a spulciare nella posta privata della moglie. Lesse quello che non avrebbe mai volute leggere, un messaggio dai toni inequivocabili: “mia moglie mi tradisce”,disse a sé stesso, incredulo. Com’è potuto succedere, sono cornuto! si ripeteva in maniera ossessiva, mentre passeggiava in lungo e in largo nella stanza da letto, fumando una sigaretta dopo l’altra.

Cosa fare? Sapeva bene che neppure lui era uno stinco di santo, non aveva una relazione extra stabile, ma le “sue” opportunità le sfruttava a dovere. Quindi fare una scenata alla moglie non era il caso, conosceva bene Marta ,non era stupida, aveva anche lei più di un sospetto sulle sue scappatelle. Stavano sullo stesso piano o quasi, ma  “quelle appendici sulla testa” lo tormentavano. Per di più, se avesse affrontato l’argomento, si poteva arrivare ad una separazione.

Tale evenienza avrebbe nociuto alla carriera di entrambi, l’establishment non tollera scandali, in privato tutto si può fare a patto di non farne pubblicità. Si prefigurava nella mente tutte le conseguenze della separazione: il mutuo, chi l’avrebbe pagato?, poi le spiegazioni da dare a parenti e ad amici….le lacrime di mammà e lo sguardo di disapprovazione di papà, che non avrebbe detto nulla, come al solito, ma con gli occhi diceva tutto; poi avrebbe dovuto pagare l’affitto della nuova abitazione, il trasloco, tante spese, soldi che si potevano risparmiare.

Si sa che spesso le ragioni del cuore passano in secondo piano se la “tasca” si alleggerisce. Così sbollita la rabbia e soprattutto ritenendo valide le considerazioni economiche, decise di prendersi una pausa di riflessione. Non poteva accettare la situazione, doveva fare qualcosa, ma come si dice: la vendetta è un piatto che va servito freddo. Così Marco punì la traditrice con l’arma dell’indifferenza, si comportava come se Marta non esistesse, non più lamentele sulla cucina o su altro, buon giorno e buona sera, faceva la sua parte contribuendo alle spese e la evitava sistematicamente.

Ma Marco, pur avendo avute molte storie con le donne, non le conosceva abbastanza, non sapeva di cosa sono capaci, ne sanno una più del diavolo e quando decidono di colpire lo fanno dove fanno più male. Marta si accorse subito del cambiamento e lo ripagò con la stessa moneta: niente per me, niente per nessuno. Non solo lo ignorava sistematicamente, ma cambiò il suo look abituale, indossò camicette attillate e scollate che lasciavano ampio spazio alla fantasia, minigonne dal colore acceso e quando rispondeva al telefono aveva cura di chiudere la porta della stanza.

Marco era disarmato, la gelosia lo sommergeva e soprattutto non sopportava l’idea di soffrire mentre lei stava “fresca e tosta”; non solo non dava segni di malessere, ma sembrava aver acquistato nuovo vigore, stava vivendo  una seconda giovinezza. Marco stava realizzando l’enorme potere delle donne…. e poi lo chiamano sesso debole!  Non gli dava conforto il fatto di vendicarsi tradendola con altre donne, il suo orgoglio di maschio tradito gli bruciava dentro come le fiamme dell’inferno. Ma si sa che il tempo è la migliore medicina e dopo un po’ ci si abitua a tutto; l’umano pur di sopravvivere passa su tutti i compromessi, si stura il naso e va avanti.

La vita di Marco e Marta andava avanti, ognuno proseguiva per la sua strada, condividendo l’appartamento, compreso il letto, rigorosamente ognuno di spalle all’altro con un cuscino che, “per caso” era capitato tra loro a mò di barriera per evitare tentazioni e per sancire simbolicamente una separazione di fatto. Paradossalmente questo patto di “non belligeranza” non definito verbalmente, ma sancito nei fatti, finì per sortire un effetto benefico. Non più discussioni, ognuno trovava le sue gratificazioni affettive e sessuali altrove, spazi di autonomia, non più obblighi se non quelli economici.

Col tempo erano diventati più sereni e avevano imparato a mitigare gli eccessi riguardo all’indifferenza e alle provocazioni. Di recente, occasionalmente, trovano la voglia di pranzare assieme e discutere della loro vita privata, senza interferenze di sorta. Una volta Marta, dopo una cena preparata apposta per Marco, e dopo aver bevuto un po’ di vino in più le scappò di dire: Come marito e moglie siamo stati una frana, forse con tempo possiamo diventare dei buoni amici e farci compagnia… chissà…. non mi meraviglio più di niente.

Lo strano caso del cuoco Gasparre

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Nel villaggio di Eilacon, nella terra di Inorizie, viveva un popolo amante della pace e della serenità che aveva fatto dello “stare insieme” il dono più bello della vita. In quel villaggio, sperduto in una selva intricata ed inaccessibile, ogni anno si celebrava la festa della riconciliazione alla quale partecipavano tutti gli abitanti di Eilacon che erano poco più di un centinaio.

Si allestiva un banchetto sontuoso su un lungo tavolo che permetteva a tutti gli abitanti di essere gli uni vicino agli altri, senza alcuna distinzione o separazione. Durante il pranzo si parlava delle dispute che avevano coinvolto i membri del villaggio nel corso dell’anno trascorso. Insieme si esaminavano le questioni e con l’aiuto del capo villaggio, soprannominato affettuosamente il Capo, ognuno cercava di capire il punto di vista dell’altro,  riconoscendo la sua quota di responsabilità e chiedeva scusa per la propria parte di torto.

Tutte le questioni venivano risolte durante quel pranzo senza lasciare strascichi o rancori. In questo modo la pace regnava sovrana in quel piccolo e sperduto fazzoletto di terra. Dopo il pranzo, che durava diverse ore, il Capo  raccoglieva tutti i bambini attorno a sé e raccontava una fiaba, a metà strada tra  fantasia e  realtà. Quell’anno il pranzo era stato particolarmente squisito e gradito a tutti e questo offrì al Capo l’opportunità di raccontare lo strano caso del cuoco Gasparre

Era questi un cuoco davvero speciale. Venivano da tutti i villaggi per assaggiare le sue prelibatezze che avevano il potere, per chissà quale magia, di suscitare quelle emozioni che le persone normalmente non esprimevano, perché celate nel profondo del loro cuore. Non era raro osservare nella sua taverna uomini o donne che, improvvisamente, dopo aver assaggiato quei cibi, scoppiassero a ridere o a piangere di commozione o avessero atteggiamenti affettuosi per i loro congiunti.

Nessuno conosceva l’origine di questo fenomeno, neppure Gasparre sapeva in che modo le sue ricette producessero un tale effetto. Ma il mistero non era limitato solo a questo. Mentre il Capo raccontava la storia, i bambini sembravano ipnotizzati ed ascoltavano in silenzio con i nasini in su rivolti verso il narratore. Per una sorta di sortilegio le pietanze che preparava il cuoco potevano essere gustate da tutti, tranne dal suo creatore.

Gasparre, infatti, non poteva assaggiarle perché non appena le avvicinava alla bocca, si decomponevano. Col tempo il cuoco si era rassegnato a mangiare il cibo che altri preparavano per lui, ma non era felice di questa situazione. Perché, si domandava, non posso assaggiare quelle prelibatezze e provare anch’io quelle emozioni? Perché nutrire gli altri e non poter godere dello stesso piacere? Non era giusto! Un giorno giunse alla taverna uno strano personaggio con un grosso cappello a punta che a stento racchiudeva una folta chioma  che scendeva fino alle spalle.

Gasparre si avvicinò per chiedere cosa volesse mangiare, ma l’uomo, per tutta risposta, lo invitò a sedersi accanto a lui. “Sono venuto per te, disse sottovoce l’uomo dal cappello a punta, per vedere se mi riesce di risolvere il tuo problema”. A quella frase gli occhi di Gasparre si illuminarono di speranza: davvero è possibile? Dimmi cosa devo fare. Il tuo problema, continuò l’uomo dal cappello a punta, è la conseguenza di un incantesimo di una strega malvagia, gelosa della tua abilità di dare cose buone alla gente;  c’è solo un antidodo nel tuo caso, sentenziò l’uomo:  trovare una donna che ti ami al punto tale da rinunciare alla sua bellezza, solo questo grande atto di amore è in grado di sciogliere l’incantesimo.

Gasparre non sapeva se gioire per questa possibilità o rattristarsi per la difficoltà dell’impresa. Ma volle tentare. Incontrò diverse donne che si rifiutarono di rinunciare alla loro bellezza in cambio del dono da fare a Gasparre. Dopo alcuni anni, Gasparre incontrò una donna molto bella che sembrava sinceramente innamorata e lui stesso la amava teneramente. Ma Gasparre non si decideva a parlarle dell’incantesimo e della possibilità di scioglierlo. Aveva paura. E se lei  avesse rifiutato lo scambio? Lui ne avrebbe dedotto che non era amore vero e poteva perderla. Stava bene con lei, condividevano tante cose belle, perché rischiare?

Ancora oggi Gasparre contina a vivere con questa donna che ama, ma continua ad essere indeciso se è il caso di parlare o tacere per sempre. La favola era finita, ma i bambini erano rimasti fermi ai loro posti, non volevano credere che la storia finisse in quel modo, che non ci fosse… ” e vissero felici e contenti”. Il capo comprese la loro delusione  e disse loro: vedete bambini le favole sono come i sogni, non sempre  finiscono come vogliamo, talvolta ci possono riservare delle sorprese che non possiamo immaginare o prevedere, e in questi casi bisogna imparare ad accettarle, l’importante è che non smettiate mai di sognare.

Corso per genitori

Inizio Novembre 2016

Sostegno coppie di separati