Racconti Domenicali

A cura di Pietro Grattagliano

Si tratta di brevi racconti  pubblicati  sulla mia pagina di facebook nella giornata di domenica. Sono storie di pura invenzione tratte dall’esperienza del quotidiano e dal desiderio di combattere miti e pregiudizi radicati nella nostra cultura. Ciascuna contiene, almeno lo spero,elementi che possano stimolare, in chi lo desidera, una riflessione su noi stessi, sul nostro modo di pensare e di agire e sul mondo che ci circonda. Non hanno pretese letterarie ma solo  raccontare vite che ci riguardano o che riguardano persone che conosciamo, il tutto con ironia ed umorismo. Spero piacciano e mettano in moto i neuroni del cervello.

La sestina vincente

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Donata, era una quarantenne che aveva fatto della sua vita un continuo dedicarsi agli altri, in primo luogo i figli, verso i quali nutriva una profonda venerazione e che cercava di accontentare in tutte le loro richieste. Chiunque avesse bisogno del suo aiuto, poteva essere sicuro che Donata non si sarebbe mai tirata indietro, avrebbe cercato, in tutti i modi, di fare la sua parte.

Poi c’era la casa da tenere sempre decorosa, il lavoro, nel quale si prodigava come se fosse casa sua, ed infine il marito, che le dava il suo da fare perché totalmente incapace di prendere una qualsiasi iniziativa. Donata era un a sorta di Dama di S.Vincenzo dei nostri giorni, che aveva pochissimo tempo per sé stessa. Ambiziosa fin da bambina, aveva dovuto ridimensionarsi perché non c’era mai tempo per i progetti. Una cosa desiderava più ogni altra: raggiungere una solida tranquillità economica per realizzare alcuni sogni che aveva gelosamente custoditi nel cassetto.

Quella mattina decise di tentare la fortuna, volle giocare al superenalotto, scegliendo accuratamente i numeri, che altro non erano che le date di nascita e l’età dei figli. Preso il biglietto  lo ripose nella sua borsa, “la borsa di Mary Poppins” come soleva chiamarla, perché si poteva trovare di tutto, chiavi, trucco, monete, assorbenti, documenti di ogni genere, disegni dei bambini  ecc.ecc.  A sera, troppo  presa a preparare i vari menù per i figli, non potette assistere all’estrazione per televisione. Si ripropose di andare, il giorno dopo, alla ricevitoria per far controllare il biglietto.

Ma c’era sempre qualcosa da fare, l’uscita dei bambini da scuola, la spesa, l’ennesima telefonata fiume di qualche amica bisognosa di qualche favore, cose sicuramente più urgenti di far controllare il biglietto. “Domani, si diceva, passo e risolvo la questione”. Passarono giorni e poi settimane, il biglietto sempre più stropicciato e annerito, subiva gli insulti delle cose che venivano ficcate in quella specie di pozzo senza fondo che era quella borsa. Finché un giorno misteriosamente sparì , probabilmente distrutto in una delle periodiche pulizie che Donata faceva quando ormai la borsa diventava così piena da non contenere più nulla.

La donna lo cercò con ostinazione, rivoltando quella borsa un’infinità di volte, ma non ci fu nulla da fare; alla fine,  si arrese al fatto di averlo perso. “Tanto non avrei vinto comunque” si continuava a ripetere, per contenere la rabbia per la perdita del biglietto. Invece si sbagliava, perché quella era la sestina vincente, che le avrebbe permesso di realizzare i sogni del cassetto. Donata non lo volle mai sapere la verità su quello giocata, preferì continuare a pensare che l’opportunità di cambiare la sua vita non c’era mai stata. 

Il silenzio stampa

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Una mattina d’estate, particolarmente afosa, il Padreterno chiama S. Pietro e gli dice: sono stanco del mio silenzio stampa con gli uomini, ho voglia di parlare direttamente con loro, rispondere alle loro domande…. prendimi un uomo ed una donna e ci facciamo una bella chiacchierata.

S. Pietro lo guarda perplesso e siccome non aveva perso l’abitudine di dire le cose in faccia, gli risponde nel modo più diplomatico che un pescatore giudeo è capace: a me mi pare una… idea non troppo buona. Come se tu non li conoscessi gli uomini, sarà anche vero che sono a tua immagine e somiglianza, ma sono pratici e soprattutto hanno bisogno di Qualcuno che gli risolve i problemi che non sanno o non vogliono risolvere. Già mi immagino:  ti chiederanno la salute, i soldi, l’amore; gli intellettuali, ti chiederanno come mai tolleri tante ingiustizie nel mondo, ti chiederanno dove stavano gli angioletti custodi di quei poveri ragazzi morti in Belgio o dove sei tu quando hanno bisogno di Te.

Gli uomini hanno la convinzione che Tu, come Padre, sia sempre disponibile a tutti i loro bisogni, non riescono a capire che per ciascuno di loro hai un piano, magari il più delle volte non si capisce. Certo non è che sempre ti fai capire, così loro devono arrangiarsi a capire la tua volontà con i risultati che sono sotto i Tuoi occhi.

Troppo difficile per loro così legati ai bisogni terreni, d’altronde Tu li hai creati così, adesso che vuoi, non si può pretendere che volino alto quando hanno la pancia o il cuore vuoti. Se proprio hai voglia di parlare con qualcuno fallo con i preti, invitandoli a parlare di meno e dare testimonianza di vita e poi se mi è consentito padretè…. che la smettano di tormentare gli omosessuali, tanto tra qualche decennio scopriranno che i gusti sessuali non hanno nulla a che vedere con la capacità di amare.

L’Onnipotente, che era abituato alle sortite di Pietro, ed anche per questo lo amava profondamente, annuì ai ragionamenti di Pietro. Ora Signore, disse Pietro, devo andare, stanno arrivando un sacco di anime dall’Africa e dal Medio Oriente… Ah Madonna…. che c’entra la madre di Mio Figlio, intervenne Dio, no… volevo dire madonna che caldo fa stamattina. Il buon Dio sorrise e per un attimo sentì la nostalgia della terra.

La vedova inconsolabile

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Tutto era finalmente finito. Aveva accompagnato l’adorato maritino nell’ultimo viaggio alla dimora finale e, dopo aver salutato i pochi intimi presenti al funerale, Lucrezia, se ne ritornò a casa. Una strana sensazione l’assalì mentre entrava in quella che considerava da anni, la sua prigione. Si sentiva elettrizzata, leggera, ormai libera da quelle catene che la legavano al “caro estinto”. Tolse l’aderente  tajer nero che aveva indossato per il rito ed ammirò nello specchio  il suo corpo che, nonostante il tempo, conservava un’antica bellezza e che tante sofferenze non avevano scalfito: “ non male”, sorrise a sé stessa.

Indossò una tuta e si diresse verso l’ampia e luminosa cucina ove estrasse dal frigo la bottiglia di Berlucchi, gran riserva, che aveva conservato per l’occasione. Fece un primo brindisi alla sua salute, alla nuova vita  che l’aspettava, augurandosi di incontrare un vero uomo che fosse capace di amarla sul serio, che rispettasse le sue emozioni, i suoi sentimenti, che capisse i suoi bisogni, che la considerasse una persona e non un oggetto. Ma esisteva una tale specie di uomo? si domandò. Poi, riempito un altro calice, volle fare un brindisi alla buonanima, augurandogli di bruciare in eterno nelle fiamme dell’inferno.

Mentre beveva e le bollicine sembravano entrargli nel naso, come in un flash back cinematografico, le passarono per la mente tutte le angherie subite. Ernesto, il defunto, agli occhi  degli altri era considerato una brava persona, un uomo tranquillo, tutto dedito al lavoro, socievole, a tratti persino di buona compagnia. Ma appena metteva piede in casa si toglieva quella maschera e diventava un aguzzino. Con un profondo rancore verso le donne, frutto del pessimo legame con sua madre che lo aveva rimproverato fino alla fine dei suoi giorni,

Ernesto, aveva paradossalmente, una grande venerazione per quella madre così ostile nei suoi confronti. Con quel sorriso a mezza bocca ,quell’uomo, esprimeva un’aria di superiorità basata sul nulla; non perdeva occasione di accusare la moglie praticamente di tutto: i suoi “ è tutta colpa tua” le rintronavano nella mente. La trattava come una cameriera e pretendeva di essere servito come “il prete sull’altare”. Mai un “grazie”, un “per favore”, tutto gli era dovuto, mai che l’aiutasse in qualcosa, che avesse un’attenzione per le sue necessità: lavatura, stiratura e…

Qualsiasi cosa andava storta era l’occasione per offenderla ed umiliarla, aveva sempre ragione lui, aveva persino accusato la moglie di essere una seccia perché la squadra del cuore aveva perso.  Lucrezia  si sentiva come un fantasma in quella casa. Se qualche volta provava a ribellarsi il grande uomo mostrava tutta la sua potenza muscolare e diventava violento e minaccioso, ribadendo il concetto: io sono il padrone assoluto!  Era circondata dall’indifferenza più totale, ma al tempo stesso era oggetto di un controllo ossessivo, sulle uscite, sulle spese, sugli spazi che la donna cercava e, per evitare discussioni, aveva ridotto.

Trovava da ridire se faceva tardi, se andava dal parrucchiere, se le amiche le proponevano di uscire, se stava al telefono. Ernesto era terrorizzato dall’idea che l’uccellino potesse scappare dalla gabbia e lui perdeva il suo punto di riferimento, senza il quale non riusciva ad avere una esistenza autonoma. Ora finalmente il buon Dio aveva esaudite le preghiere di Lucrezia e quell’uomo piccolo piccolo stava per diventare un piatto succulento per vermi e insetti vari. Riempì il terzo bicchiere e volle brindare a tutte quelle donne che non erano fortunate come lei e dovevano continuare a sopportare mariti che le rendono schiave usando come mezzo di persuasione la forza fisica e le minacce.

Non disperate, gridava come se avesse un pubblico che l’ascoltasse, continuate a sperare, alle volte i miracoli accadono, può anche capitare a voi di indossare abiti scuri che sono eleganti e poi affinano il corpo. Ormai alticcia  si gettò sul letto supina ed a braccia aperte come per costatare che il letto era tutto suo e che non era stato solo un sogno: era tutto vero, era finalmente una donna libera!

L'amore cristiano

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Siamo in pieno Medio Evo ed una presunta strega sta per essere condotta al rogo. La donna di nome, Malvina, (dagli occhi dolci), nel corso della sua vita non era stata certo uno stinco di santo, non sposata per scelta, aveva avuto diversi amanti nel piccolo villaggio dove viveva vendendo i frutti ricavati dal suo orticello. Era stata accusata di aver avuto rapporti sessuali con il diavolo che la ricompensava, così mormorava la gente, mantenendola sempre giovane e bella.

Dal carro che la trasporta al luogo dell’esecuzione, serrata alle sbarre di ferro della gabbia in cui era stata rinchiusa, Malvina, osserva sbigottita la folla che le lancia insulti, frutta ed ortaggi di ogni genere. Dietro il carro giganteggia un enorme crocefisso portato a braccia da un uomo robusto che non alza gli occhi da terra. La donna lo conosce bene perché era stato il suo ultimo amante. Dietro il crocefisso, uno stuolo di monaci prega per l’anima della donna. Ancora più dietro segue il corteo, un folto gruppo di donne, vestite di nero che si battono il petto con un sorriso sornione che la dice lunga sul loro stato d’animo.

Malvina, giunta sul luogo destinato all’esecuzione, viene legata ad un palo e quindi si procede ad accendere le fascine tra le urla di approvazione degli astanti. La donna, ormai rassegnata al proprio destino, ha un ultimo sguardo per quella gente che non vedeva l’ora di liberasi di lei, nemica giurata di Dio e della Fede. Mentre stava per spirare Malvina ha un ultimo desiderio: speriamo che il buon Dio non la pensi allo stesso modo dei suoi fedeli. Correva l’anno 1329 quando si concluse la triste storia di Malvina, donna amante del piacere e della libertà senza pregiudizi o ipocrisie. Ma queste cose, per fortuna, capitavano solo tanti secoli fa.

Correva l’anno 1329 quando si conclude la triste storia di Malvina. Ma queste cose, per fortuna, capitavano solo tanti e tanti anni fa. Buona settimana a tutti.

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